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La verità silente

La famiglia, il lavoro, i momenti felici, le preoccupazioni, i problemi tanti, le gioie poche negli ultimi tempi. In questo periodo non sono al massimo, il mio fisico fa capricci.

Per caso mi accorgo di avere maturato tutti i requisiti per il pensionamento, quindi il passo fatale: presento le dimissioni!

Dopo la comunicazione ufficiale della decisione presa, inizia il caos, si deve decidere chi erediterà le mie funzioni; i colleghi sono in fibrillazione: chi ha paura di dovermi obbligatoriamente sostituire, chi spera, accettando, di avere un avanzamento di carriera, chi rinuncia alla competizione e chiede il trasferimento a un’altra Direzione…

Ripensaci! Come faremo senza di te! Ti chiameremo tutti i giorni!

Sono cose che si dicono, ma che al momento ti confortano, soprattutto quando non si è pronti al cambiamento.

Ricevimento finale, saluti, baci, lacrimucce che a stento si trattengono.

Ultimissimo giorno!

Cestino tutto ciò che è possibile, trattenendo qualcosa per “ricordo”, mentre i colleghi, chi per un motivo chi per un altro, si intrattengono nel mio ufficio per parlare, come fosse l’ultima volta che ci vediamo. Non cambio città!

Nel primo pomeriggio, riesco finalmente a inviare una mail a tutti i colleghi lontani per un doveroso saluto, una mail che esprime la mia gioia, ma che non posso impedirmi di concludere con un sentito: “…mi mancherete!!!”.

Nonostante abbia mandato, volutamente, i saluti l’ultimo giorno, piovono le risposte e, questa volta, non riesco a impedire alle lacrime di scendere, mi abbandono al sentimentalismo e godo pienamente dell’affetto profusomi.

Resto in ufficio fino alle diciotto raramente mi è accaduto! Alcune colleghe, ancora presenti, mi accompagnano all’uscita: baci, abbracci, a presto!, telefonaci, ciao ciao…

Finalmente a casa, ma continuano le telefonate da parte di amiche che sanno e che vogliono congratularsi!

La famiglia mi festeggia: “Sei felice mamma? Ora inizierai una nuova vita, potrai fare tutto ciò che più ti aggrada: viaggiare, leggere, dipingere…”

Poi… la mattina dopo…

Sento mio marito che scende dal letto piano piano attento a non fare il minimo rumore per non svegliarmi; posso dormire quanto voglio, ora!

Silenzio!

Silenzio in tutta la casa.

Silenzio assoluto, dilagante; silenzio che mi pervade, mi angoscia, mi soffoca!

Ho paura! Sono impreparata a tutto ciò!

Mi sento sola; nella mente il vuoto: cosa farò nel futuro, cosa farò del mio tempo, della mia cosiddetta preziosa libertà?!?

Il silenzio mi opprime, ma il mio cuore urla, tutto dentro di me urla: “Io amavo il mio lavoro, amavo l’appuntamento al bar con le colleghe per la pausa caffè, amavo la mia vita frenetica, seppur stressante”.

Non voglio una vita da ricostruire, una vita che non mi appartiene!

Rannicchiata sotto le coperte, lentamente mi abbandono a un pianto inconsolabile.

La verità silente è un racconto di Grazia Macellari
alunna del corso di scrittura che Susanna Trossero tiene a Roma

Foto | dblackadder

Categoria: Racconti e testi
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