Illusioni personali a parte, ricordiamo oggi Kavafis (le cui date di nascita e di morte, sorprendentemente coincidono: nacque il 29 aprile 1863 ad Alessandria d’Egitto e nella stessa città vi morì il 29 aprile del 1933) non solo perché autore omosessuale che tanto lottò contro un pensiero dominante ghettizzante e chiuso, ma perché, pur avendo viaggiato pochissimo, aveva compreso il valore del viaggio, del movimento, dello spostamento del pensiero e del desiderio, oltre che del corpo.
Leggiamo in Torna:
Torna sovente e prendimi,
palpito amato, allora torna e prendimi,
che si ridesta viva la memoria
del corpo e antiche brame trascorrono nel sangue
allora che le labbra ricordano, e le carni,
e nelle mani un senso tattile si riaccende.
Torna sovente e prendimi, la notte,
allora che le labbra ricordano, e le carni…
Nei suoi testi, che ritornano costantemente al mito e alle narrazioni dell’antica Grecia, sono sempre presenti contemporaneamente la tragicità della vita e la tensione verso un orizzonte più ampio, verso una possibile realizzazione di sé che trascende i luoghi comuni.
In un periodo in cui non si fa altro che parlare di crisi e di immobilità, Kavafis ci ricorda quanto sia importante mettersi in viaggio senza temere gli ostacoli che ci attendono. Senza farsi frenare dalle proprie paure e da ciò che potremmo scoprire del mondo e di noi stessi.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con quale gioia!)
in porti ancora sconosciuti.
Fermati negli emporti fenici
e acquista madreperle coralli ebano e ambre
merce preziosa, anche profumi
inebrianti, profumi d’ogni tipo,
inebrianti più che puoi. (da Itaca)
Vi invito dunque a conoscere meglio questo autore e a permettere a voi stessi di salpare seguendo i suoi versi e i suoi sogni.