La cronaca di questo Festivaletteratura 2013 assomiglia a tratti a un racconto dell’oltretomba rovesciato. Una di quelle descrizioni bruciate che sono incise nella memoria (che sarei stata tentata di definire biblica, se non avessi scelto di preferire riferimenti addirittura più antichi e meno religiosamente connotati) di quegli schizzi rossastri in sanguigna che devono necessariamente fare i conti con le condizioni ambientali, climatiche e non solo, nel quale ogni cosa ha luogo.
Ebbene sì. Sappiate che in questo inizio settembre 2013 Mantova brucia. In tutti i sensi. Brucia nel suo essere accesa da una strana «ansia da narrazione». Nello strenuo desiderio di vivere in un sogno allucinato che confonde, come le ombre delle piazze ferraresi di de Chirico, profili netti dei monumenti e ondeggianti sagome umane, entrambi dipinti con il tramite multiforme della parola.
Brucia di tante genti e di lingue sovrapposte e incrociate.
Brucia nell’allegria degli ospiti brasiliani e nella caciara dal fondo amaro dei cubani come Atilio Caballero Menéndez, ma a anche di Karla Suárez e Wendy Guerra, sintomi di generazioni distanti nel tempo, ma non necessariamente nella «Diaspora interiore», diversamente orfane di libertà (seppur ognuna a suo modo) e riverse nel colore della scrittura.
Brucia nel profondo dell’Africa raccontata da un Mali ferito e nonostante tutto vitale, paese di Moussa Konaté e Sékou Ogobara Dolo, portavoci de «I saperi dell’Africa in movimento» e brucia persino Diego De Silva che indica, insieme al versante pizzicato di sociologia di Dan Lungu (una delle punte di diamante della letteratura romena celebrata all’edizione 2013 del Salon du Livre di Parigi), percorsi accidentati e necessariamente paralleli, per inseguire la dinamica mai uguale degli «Innamoramenti».
E infine brucia persino in quest’anafora, che ci siamo concessi senza le pretese dei politicanti avvezzi alla reiterazione rituale, e grazie alla quale non ci sentiamo in difetto se, citando uno dei più noti versi del sommo poeta, che non a caso apre il Canto I del grande «Inferno», vogliamo rendere omaggio alla sua guida. Virgilio, amato duce originario proprio di questa Mantova incendiata e incendiaria, della quale, credo, andrebbe fiero.