Una manciata di giorni ci separa dal Natale, una delle feste più attese di tutto l’anno ma anche più criticate, perché si mette molto l’accento sull’aspetto consumistico e meno su quello reale. Una diatriba che non è certo destinata a concludersi presto e, chissà, fa parte proprio della festa.
Forse uno degli aspetti che rendono speciale il Natale è quello dell’attesa: arriva, lo sappiamo, il 25 di dicembre, ma l’attesa cresce ogni giorno di più. Ed è su questa attesa che si innesta il consumismo, perché a spron battuto ci viene proposto di acquistare questo o quello per “far più bello il tuo Natale”.
Però, a ben vedere, l’attesa è un dono da coltivare. Secondo la scrittrice Paola Mastrocola l’attesa è un’arte oggi caduta in disuso e non più coltivata da alcuno: che il Natale, allora, diventi la festa del non andare di fretta, di sapersi fermare e guardare l’infinito del volto dell’altro.
Sfrigola la carta crespa,
incanta come sempre il pastore inginocchiato,
la pecora che resta
indietro, inciampa, increspa
la finzione del prato;
le case di cartone, l’acqua
che non scorre – è un velo
di stagnola,
e il muschio…
ah, il muschio! unica nostra astuzia
quest’aggiunta patetica del vero,
quest’attenzione un po’ pignola
alla minuzia… –Portami ancora doni, dio bambino.
Entra dalle finestre chiuse, assali il sonno,
fammi sorpresa quando l’ora
scossa ed è – miracolo – mattino.Portami l’attesa per esempio, il dono
che lungheggia il tempo, lo rinnova
al fuoco sempre acceso, all’eco
d’un mio desiderare
timido, quieto.
Torna a essere l’Atteso,
colui che senza una ragione arriva, senza peso
(eravamo bambini bravi, capaci
di sperare, anche
di bivaccare all’ombra di un divieto;
perché ci hai reso vecchi così rapaci,
e schiavi?).
Ritorna l’attimo che riempie
d’un qualche baluginare il mondo
fai che vediamo al buio i lampo
latenti,
la tenda che si scosta, il frullo
delle ali, il soffio
d’un alito che sia divino…Noi,
ciechi veggenti.
Fai che passiamo l’anno ad aspettare
(quest’arte oggi così desueta, incolta…).
Fai che così aspettando non passiamo.
Non così veloci, e senza posa…
La pena di passare sia una neve
che s’incunea a filtrare
e gocciola dai travi, appena sciolta…
Qualcosa che alla fine ci distrae
e riposa.
Tratta da L’ombra della stella. Il Natale dei poeti d’oggi, a cura di Giovanni Tesio, Interlinea 2012
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