Camminare per le strade di un luogo che non si conosce è uno degli esercizi che più mi piace fare quando viaggio, soprattutto se la meta è un luogo lontano – tanto fisicamente che culturalmente – dai luoghi in cui solitamente vivo.
Le strade sono l’ossatura delle città e lo sono anche di molti libri: metafora del cammino e del viaggio, come le valigie. E non è un caso che in un passaggio del romanzo Sulla strada
Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita.
Le strade, quelle urbane soprattutto, sono il luogo dell’incontro, del confluire delle persone. Celebre, in questo senso, il cammino che compie la madre di Cecilia ne I promessi sposi: Manzoni non descrive la strada, ma ce la mostra raccontando la scena straziante che accade dinanzi ai nostri occhi:
Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo.
E per rimanere in tema di persone che scendono per le strade, come non citare l’incipit di Scende giù per Toledo
Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora, e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz che è vero fa i capelli biondi e morbidi coi riflessi naturali e non stoppa come tutte le schifezze che mettono adesso in testa…
Le strade, ovviamente, la fanno da padrone anche nella poesia: Giuseppe Ungaretti le descrive come un “gomitolo” nella poesia Natale e Umberto Saba le vede come un cammino, sì, ma un cammino che prima di essere esterno è intimo, come possiamo leggere in Città vecchia:
Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci e uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
son tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore
Qui gli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la vita.
Nelle strade è tutto un brulichio di vita che, spesso, finisce tra le pagine dei libri.
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