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Anne Sexton, una vita tra poesie e sindrome bipolare

Ecco un’altra delle donne che avrei voluto conoscere. La poetessa e scrittrice Anne Sexton è morta suicida il 4 ottobre del 1974. Avevo appena quattro anni e ne sarebbero trascorsi molti, molti altri prima, di sentir parlare della sua contemporanea Sylvia Plath, che era sua amica, e della sindrome bipolare che le aveva colpite entrambe.

Anne Sexton si sposò giovanissima, probabilmente per fuggire da un contesto familiare violento e da un percorso di studi ostico, a causa delle difficoltà di concentrazione e dei suoi primi disturbi non diagnosticati.

La poesia e la scrittura furono il suo rifugio dalla malattia e la sua fama sconfinò presto oltreoceano e la portò a vincere nel 1967 il Premio Pulitzer per la poesia. Alcune sue raccolte (Poesie su Dio e Poesie d’amore) sono pubblicate in Italia dalla casa editrice Le Lettere.

A volte mi chiedo, da lettrice, se non ci siano delle malattie particolarmente rappresentative della condizione femminile, dell’impossibilità di poter essere intera, una, senza per questo essere crocifissa dal presunto amore delle famiglie, dalla moralità del contesto sociale in cui si vive, dagli schemi ricorrenti in cui l’essere umano si muove per poter mantenere l’illusoria certezza di un senso.

Anne Sexton nei suoi versi parlò delle donne in modo esplicito, trattando temi considerati imbarazzanti e moralmente inaccettabili come l’aborto, le relazioni extra coniugali, l’autoerotismo.

Oggi storciamo il naso sentendo parlare di poesia confessionale eppure lei, come la Plath, ne furono un emblema. Non erano però i loro versi dei diari in frasi spezzate, ma la possibilità di eleggere il singolo essere umano narrante a soggetto/oggetto poetico e di esplorazione.

La vita di una donna, le sue passioni, le sue paure, la malattia, gli istinti suicidi, avevano la stessa nobiltà di temi considerati universali. Nel dolore di Anne Sexton come nel suo desiderio, nella sua impossibilità di definire la morte che desiderava, ritroviamo anche il nostro dolore e i nostri desideri.

I grandi poeti sono uno specchio per ogni lettore, ma le poetesse e le scrittrici hanno un bonus in più perché la loro voce diventa quella di tutte le donne inascoltate e messe a tacere. Dei dolori che non hanno patria e riconoscimento.

Comporta sofferenza e ammirazione rendersi conto che molte di queste donne hanno pagato con il corpo e con la vita: Alda Merini, Virginia Woolf, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli e, appunto Anne Sexton.

Di lei, porto con me non una lunga poesia, ma un verso, forse apparentemente semplice, che mi ha colpito non appena l’ho letto (la traduzione di entrambi i testi che seguono è di Natale Fioretto):

You said the anger would come back
just as the love did.

Hai detto che la rabbia sarebbe tornata
proprio come l’amore.

E ancora

Give me a report on the condition of my soul.
Give me a complete statement of my actions.
Hand me a jack-in-the-pulpit and let me listen in.
Put me in the stirrups and bring a tour group through.
Number my sins on the grocery list and let me buy.
Did I make you go insane?

Valuta lo stato della mia anima.
Fa’ il bilancio delle mie azioni.
Passami le campanule e lasciami ascoltare.
Mettimi le staffe e portami a fare un giro.
Scrivi sulla lista della spesa i miei peccati e comprali.
Ti ho fatto impazzire?

Foto | “Anne Sexton by Elsa Dorfman“. Via Wikipedia.

Categoria: Un autore
Mariantonietta Barbara: Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.

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