Giorgio La Pira, il “sindaco santo”
Tra gli incontri che più hanno segnato la mia vita non posso non ricordare quello con Giorgio La Pira.
Era l’autunno del 1959 (quanto tempo!). Partecipavo al Congresso della D.C. che si teneva in previsione delle elezioni amministrative della primavera 1960, al teatro La Pergola di Firenze. Nel Congresso già si manifestavano le prime avvisaglie sull’avvento del centro-sinistra per iniziativa di Aldo Moro, neo Segretario di partito, e della corrente di base.
Un pomeriggio di quell’autunno, durante la pausa pomeridiana dei lavori, assieme a un gruppo di giovani congressisti discutevamo delle varie tesi politiche: centro-sinistra sì centro-sinistra no, apertura o chiusura ai Socialisti, quando un ometto avvolto in un piccolo mantello nero si avvicinò al nostro gruppo.
Qualcuno riconobbe subito Giorgio La Pira, il sindaco “santo”, ma non avvertì gli amici.
L’uomo si avvicinò sua sponte al gruppo. A quel punto scoppiò unanime l’applauso. L’ometto fu accerchiato da tutti noi e allora cominciò a parlare. Da tutti ci si aspettava l’esposizione della tesi congressuale a lui cara, dal momento che erano ben note le sue idee, specialmente in campo sociale, data la sua condizione di attento studioso della dottrina cattolica in materia.
Quale non fu invece la meraviglia di tutti noi, quando Giorgio La Pira cominciò a parlarci di religione e in particolare della Madonna. Iniziò a raccontarci di suoi viaggi quasi clandestini nell’Est, in quei tempi di acuta guerra fredda: aveva potuto constatare come la fede prosperasse anche in quelle terre, sia pure di nascosto alle Autorità, che propugnavano l’ateismo di stato.
Ci riferì di aver visto gente del popolo pregare davanti alle sacre icone della Madonna nelle chiesette sperdute della campagna russa. Si diceva sicuro che il comunismo ateo sarebbe presto finito, perché nel popolo russo grande era ancora la fede, nonostante la pluriennale lotta ingaggiata dal regime e sostenuta con tanto accanimento.
Fu allora, quando cominciò a parlare della icone della Madonna, che Giorgio La Pira prese quasi a trasfigurarsi. Ci parve che il suo volto, rivolto più al cielo che a noi, si illuminasse tutto. La sua voce sembrò assumere un tono particolare e i suoi piedi sembrarono staccarsi da terra: era un uomo in evidente contatto con Dio e la Madonna. Quasi in estasi, seguitava a parlare con noi. Notai tra l’altro i calzini che indossava: erano bianchi. Seppi poi che indossava i calzini bianchi in omaggio all’Ordine domenicano, presso i cui figli viveva, in una cella del convento di San Marco.
Dopo il discorso religioso ci parlò però anche di politica e dei “colloqui mediterranei” da lui organizzati a Firenze, ai quali partecipavano anche personalità del mondo arabo e africano, ma la fine della sua chiacchierata fu comunque a carattere religioso. Ci esortò a pregare per il buon esito del congresso, ma più di tutto a essere devoti a Maria, Madre di Gesù e della Chiesa universale.
Fu certamente un incontro casuale, ma pregno d’interesse e significato e fui profondamente grato alla Provvidenza che l’aveva fatto realizzare.
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