Harper Lee (1926-2016)
Se n’è andata a pochi mesi dall’uscita di Va’, metti una sentinella, sospirato e atteso sequel che è arrivato a oltre cinquant’anni di distanza dal suo insuperato capolavoro, Il buio oltre la siepe, romanzo che negli anni Sessanta ha cambiato l’America e il mondo. Lei era Harper Lee, classe 1926, unica figlia femmina di un avvocato dell’Alabama, amica d’infanzia di Truman Capote, poi impiegata di una compagnia aerea, e infine scrittrice di fama mondiale, pur avendo pubblicato nella sua vita solo quel romanzo.
Per dare un’idea di quello che Il buio oltre la siepe – titolo originale To kill a mockingbird/Uccidere un usignolo – significa per la letteratura americana contemporanea, basti pensare che nel 2007 (erano ormai trascorsi 47 anni dall’uscita, datata 1960) Harper Lee fu insignita con la Medaglia presidenziale della libertà, una delle più alte onorificenze degli States, e la motivazione fu la seguente: “Ha influenzato il carattere del nostro Paese in meglio. È stato un dono per il mondo intero. Come modello di buona scrittura e sensibilità umana, questo libro verrà letto e studiato per sempre”.
Indispensabile a questo punto contestualizzare: siamo negli Stati Uniti segregazionisti degli anni Cinquanta e in particolare in uno Stato che non perdonava, l’Alabama. Harper, incoraggiata a scrivere dal suo caro amico Capote (alcuni malignarono che ci fosse lui dietro la scrittura lucida e scorrevole di una povera impiegatuccia, mentre, quasi al contrario, fu lei a fornirgli lo spunto del di lui popolarissimo A sangue freddo), lascia il lavoro e si getta anima e corpo su quel romanzo che parla delle cose che conosce: la famiglia, l’infanzia, la questione razziale.
È la storia di due fratelli, Scout e Jem Finch, che vivono spensierati in una piccola cittadina dell’Alabama accuditi dalla domestica nera Calpurnia e allevati dal padre Atticus, famoso avvocato penalista. Tra un gioco e l’altro, come spesso accade ai ragazzi di quell’età, i due cominciano a fantasticare e inventare storie sul loro vicino con qualche problema caratteriale, Boo, che vive praticamente rinchiuso in casa. La tranquilla cittadina dove conducono la loro placida esistenza, viene però sconvolta dallo stupro di una ragazza bianca del quale viene accusato il giovane nero Tom, che l’avvocato Finch s’incaricherà di difendere. Alla fine Tom sarà condannato a morte e ucciso; i due fratelli, dopo aver assistito a un tentativo di linciaggio scapperanno di casa, ma saranno salvati dal “tremendo” vicino Boo, del quale scopriranno non ci sarà proprio da aver paura.
L’usignolo del titolo – o il buio, per rifarci alla versione italiana – altri non è, infatti, che Boo, un individuo idealizzato come pericolosissimo, che si rivelerà, poi, del tutto innocuo: è proprio qui che s’innesca il tema della paura del diverso, fondamentale nel romanzo e alla base di tutti i razzismi, e il suo messaggio morale che l’altro non si può mai sapere com’è prima di conoscerlo. Oltre a una condanna dei pregiudizi, il romanzo si configura come un inno all’uguaglianza sociale e soprattutto razziale, e molti sono concordi nell’affermare che – uscito proprio negli anni più caldi, con Martin Luther King e Malcom X ancora di là da venire – contribuì ad assestare il primo colpo d’ascia al solidissimo ceppo dell’odio dei bianchi verso i neri che imperava in quegli anni e in quelle terre, e ad aprire, seppur timidamente, la strada alle successive conquiste dei diritti civili da parte della comunità afroamericana.
Ma Il buio oltre la siepe, oltre ad avere un indiscusso ruolo sociale negli Usa, fu anche un successo letterario planetario con numeri mai visti all’epoca: 35 milioni di copie vendute (contende alla Bibbia il primato nel mercato nordamericano); traduzioni in 40 lingue; il Premio Pulitzer e, come ulteriore consacrazione, un adattamento cinematografico che appena due anni dopo ottenne tre Oscar.
Non stupisce che la timida impiegata fosse rimasta quasi schiacciata da tanta popolarità, al punto di confidare a un’amica: “Un nuovo romanzo? Mai mi sottoporrei alla pressione arrivata dopo il primo. E poi quello che dovevo dire l’ho detto”. E così, dal 1964, la Lee irriducibilmente, taceva, ma proprio questo suo silenzio e questo suo isolamento facevano ancora più rumore intorno al suo masterpiece. E se taceva la scrittrice “pubblica” che c’era in Harper Lee, non taceva quella “privata”: la sua penna pare avesse scritto questo secondo romanzo già negli anni Cinquanta, ma ora ha visto la luce come seguito di Il buio oltre la siepe, con una notevole maturazione del personaggio di Scout. Harper Lee aveva fatto circolare il manoscritto di Go set a watchman tra pochi amici fidati, e alla notizia che sarebbe stato pubblicato nell’estate 2015, reagì così: “Sono contenta che i tempi finalmente siano maturi”.