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L’amica

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Un racconto di Kristalia, amica di questo blog.

Dopo l’esperienza con Marta, l’accompagnatrice, mi sentivo pronta, mi mancava però la compagna di giochi per la speciale serata.
Tentai in ogni modo di reperirla, ma anche il ricorso ad internet non diede alcun risultato.

Una sera come tante passate in casa – ad aspettare la telefonata di lui – stanca di chattare, contrastavo le mie tensioni giocando al biliardo di yahoo e fu durante una partita che venni contattata da Marianna.

Contatto che mi aveva stupita proprio perché proveniva da una donna, ma accarezzando il sogno di realizzare finalmente il mio progetto, accettai senza esitazione il suo invito a chattare.

Coltivai per settimane questa nuova amicizia con l’obiettivo che solo io conoscevo, approfittando della ammirazione e l’ostentata simpatia che lei nutriva per me.

Nacque fra noi un vivace rapporto telefonico. Lei allegra, solare, non particolarmente riflessiva, con scarse doti intellettuali e per nulla elegante nella conversazione, ma molto femminile. Diceva e mostrava di pendere dalle mie labbra e forse per un certo periodo fu così.

Mi aveva inviato le sue foto: era davvero bella. Un gran bel viso.

Non amavo le sue conversazioni e neppure il suo stile di vita. Non ne condividevo i valori e gli obiettivi. Mi sconcertava la sua estenuante ricerca dell’uomo ricco ed elegante. Chattava solo con finalità adescanti, volte a sistemarsi per la vita: era lei a contattarli sulla base del loro profilo.

La sua scelta si orientava verso i single, liberi professionisti o imprenditori. A nulla serviva dirle che la chat è spesso ingannevole e che la professione dichiarata raramente corrisponde a quella effettiva, oltre a non garantire un cospicuo conto corrente. Lei imperterrita continuava, illudendosi ogni volta, nonostante le delusioni accumulate.

Mi confidò di aver incontrato una quarantina di uomini con i quali aveva avuto rapporti poco duraturi, rivelatisi poi inutili.

Non mi piaceva la sua slealtà nei confronti dell’altro sesso; non mi piaceva il modo subdolo di gestire i rapporti, ma tutto questo favoriva il mio disegno: era così frivola e così ‘ammaliata’ da me, che non avrebbe ostacolato il mio disegno.

Dopo tre settimane decise di venirmi a trovare, diceva che era elettrizzata all’idea di trascorrere con me un week end e alla prima occasione organizzò il viaggio e partì.

Per raggiungermi, si fece accompagnare da un amico conosciuto tempo prima in chat. Di questo non mi aveva avvisata, e quando sulla soglia di casa mia la vidi con l’amico, ne fui un po’ contrariata, ma subito mi ricomposi, mettendo sul viso il sorriso della perfetta e accogliente padrona di casa.

Dopo i convenevoli, gli abbracci ed un caffè, ci rilassammo e il pomeriggio trascorse piacevolmente.

All’ora di cena, aspettavo che lui se ne andasse ma… rimase lì.

Io, se da un lato ero insospettita, dall’altro ero rassicurata dal fatto che Marianna non era assolutamente attratta dalle donne, anche se si era divertita quando le avevo raccontato la mia esperienza con l’accompagnatrice romana.

Ecco, lei ammirava la mia spregiudicatezza. Voleva sapere delle mie esperienze, delle mie notti folli nei club privè, e anche dei miei incontri al buio.

Era incuriosita ed attratta da questo mondo a lei sconosciuto, ma forse di più dalla mia impavidità. Le facevo paura ma l’affascinavo…

Mi ripeteva spesso:

«Kricrì, io voglio fare tutte le esperienze che hai fatto tu».

«Cara Marianna, non basta dirlo o farlo, bisogna avere qualcosa dentro che ti brucia, ti scava, ti tormenta… avere la capacità di farsi del male. Perché, vedi, il piacere fisico che puoi provare in queste situazioni, non lenisce quel sottile dolore che ti lacera lentamente dentro. Io sto toccando il fondo… sei sicura di voler affondare anche tu?»

Dopo cena lui si mise a smanettare con la webcam per configurarla meglio, e con il pretesto di farci alcune fotografie per il web, ci propose qualche scatto. Improvvisammo un defilé.

A dire il vero io non ero interessata a questo servizio e per evitare di farmi fotografare, estraevo dall’armadio i miei indumenti più accattivanti per farli indossare a Marianna al fine di appagare la sua vanità.

Marianna rideva divertita ed eccitata. Lui era visibilmente arrapato, in fiamme, il suo sguardo era inequivocabile: da ore pregustava quel triangolo, anche perché io ero la novità della serata.

Ma io ero svogliata e distaccata, poco sorridente… non provavo interesse né per lei, né per lui.

All’improvviso lei – quasi certamente d’accordo con lui – propose di farmi fare un massaggio rilassante dalle mani esperte dell’amico, perché, a suo dire, io ero troppo tesa. Dovette insistere parecchio per convincermi e quando accettai, più per stanchezza che per piacere, ci trasferimmo in camera da letto affinché potessi sdraiarmi. Nel frattempo lei era sparita in bagno, lasciandomi sola con il suo partner occasionale.

Io mantenevo il controllo, intenzionata a non lasciarmi andare. So che quando sapienti mani sfiorano la mia pelle, provocano irrimediabili eccitazioni. Per questo evito ogni tipo di contatto a scopo preventivo, a meno che lo voglia anche io.

Lui massaggiava davvero, anche se provava ogni tanto ad alleggerire il tocco, e ogni volta che le sue mani scendevano lambendo le natiche, io mi irrigidivo al punto da farlo risalire.

Era molto attento ad evitare una mia chiusura definitiva. Cercava, insomma, di guadagnare la mia fiducia. Andammo avanti così fin quando lei entrò in camera già semi svestita.

Avvicinandosi a me, cominciò ad accarezzarmi, su cenno di lui – seppi poi.

A quel punto mi arresi.

Tanto meglio – pensai – questo collaudo a tre sarà un altro tassello che mi consentirà di condurre brillantemente il gioco con il mio uomo. Inoltre, assecondando il suo “capriccio”, lei avrebbe poi accolto la mia successiva proposta.

Lui dimostrò una notevole potenza sessuale, sorprendente, capace di tener testa a due donne che nel gioco erotico mantenevano alta e costante l’eccitazione. In questi frangenti io sono piuttosto riservata, parlo poco ed è difficile decodificare il mio pensiero, però ‘ballo’ senza alcun freno inibitore. Credo che questo vada inquadrato come linguaggio non verbale, attraverso il quale, in modo inconscio, esprimo una parte di me: l’intensità della mia sensualità.

Le nostre due bocche avidamente baciavano la sua turgida verga, si contendevano il fiero sesso di lui per avvolgerlo, quasi a divorarlo. E quando una soccombeva lasciando la bocca all’altra, scivolava ancora più in basso utilizzando la sola lingua in tutte le pieghe raggiungibili.

Allo stesso modo, durante la penetrazione, l’altra si incuneava per non lasciare le zone intime di lui scoperte.

Lui stesso, nei giorni successivi, non seppe spiegare la sua inattesa resistenza. Di certo è che aveva superato lo stato emotivo che porta al cedimento e ormai non sarebbe più venuto: poteva resistere ancora a lungo.
Le mani si sovrapponevano, si confondevano in quel turbine erotico, le sentivo sul mio corpo senza distinguerle. Lui, lei, poi ancora lui, poi insieme…

Ci baciavamo e ci toccavamo spudoratamente, scordando la nostra eterosessualità: eravamo tutti e tre coinvolti e continuamente eccitati.

Provai un enorme piacere quando lui volle accedere alla seconda porta del paradiso. Dapprima, la posizione che mi fece assumere mi preoccupava: mi indusse ad impalarmi su di lui per farmi sodomizzare. Ero solita dare la schiena e perciò temevo che sedendomici sopra avrei provato un dolore squarciante e invece si rivelò esplosiva: danzavo sopra di lui freneticamente, mentre Marianna si toccava eccitatissima. Fu una notte intensa ed impegnativa.

All’alba finalmente ci addormentammo, stremati ed appagati. Ma la tregua durò poco: dopo un paio d’ore lui era nuovamente pronto a ricominciare.

Io e Marianna a quel punto, ancora molto stanche, insoddisfatte di quel breve riposo, ci contendevamo il bagno per sfuggire il contatto. Con ogni pretesto ci allontanavamo dalla stanza.

Quando guadagnai il bagno, mi infilai pigramente sotto la doccia, ma dopo alcuni minuti, Marianna urlò il mio nome chiedendo di raggiungerla. Per un po’ finsi di non sentire, ma alla sua insistenza decisi di andare a soccorrerla.

Lui era sdraiato e lei impegnata in un oral sex, io mi avvicinai lentamente avvolta dal telo spugna. Quando gli fui davanti, allargai il telo e salendogli sopra, mentre il telo cadeva, gli sussurrai maliziosamente:

«Ehi, prova a lasciarti andare, ci hai distrutte stanotte». Decisa, determinata a farlo venire, muovendomi noncurante della stanchezza, sferrai il colpo che lo tramortì.

Era finita!

Io e Marianna eravamo sollevate, finalmente potevamo riposare.

Dopo pranzo, poiché lei doveva rientrare a casa, si è fatta accompagnata alla stazione. Io finalmente sola, stavo riassettando la cucina, quando inaspettatamente ho sentito il campanello suonare.

«E tu che ci fai qui?»

Lo feci entrare ma mi rimisi a lavare i piatti. La sua non era certo una visita di cortesia: era ancora scosso e incuriosito da questo strano ‘animale’ quale apparivo ai suoi occhi. Con un balzo felino mi sorprese mentre trafficavo con le stoviglie. Mi mise le mani addosso… insinuando – senza esitazione – le sue dita dentro il mio giardino già sconciamente irrigato… tremavo, le gambe non mi sostenevano più, vacillavo e lentamente mi accovacciai, mentre lui accompagnava il mio cedimento. Ero di nuovo preda di un piacere immenso e venni ancora … e ancora nella sua mano, prima di prenderci di nuovo.

Di bene in meglio, ero davvero pronta per la straordinaria serata: già con Marta avevo verificato di poter stare con una donna e ora avevo anche superato il collaudo triangolo con l’amica Marianna e il suo partner.

Non restava che organizzare il grande evento, avevo raccolto il sasso che lui – l’uomo che mi aveva fatto perdere la testa – mesi prima aveva lanciato, la sfida era cominciata e nulla mi avrebbe più fermata.

Era solo questione di tempo.

Categoria: Racconti e testi
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