Il recente scandalo sul Premio Grinzane Cavour, la stretta sul Premio Strega, l’accapigliarsi intorno al Premio Viareggio di qualche tempo fa, le polemiche che ne sono scaturite ci hanno portato un po’ a riflettere sul senso dei premi e dei concorsi letterari, siano essi nazionali o locali. Come casa editrice abbiamo organizzato due concorsi letterari e ci è piaciuto il clima che si è creato. Ma abbiamo deciso di sospenderli – almeno per il momento – perché l’idea di mettere in gara la cultura ci fa storcere un po’ il naso.
Certamente concorsi e premi letterari servono per conoscere e farsi conoscere: è indubbio che il vincitore dello Strega avrà molta visibilità e questo è un bene per la cultura in genere. Ma secondo alcuni si può benissimo confezionare un testo appositamente per la vittoria, con determinate caratteristiche e in questo caso di chi è il bene: della cultura o di chi ne approfitterà?
Ci sono diversi autori di fama nazionale – uno per tutti, Sebastiano Vassalli – che decidono di non partecipare ai premi letterari. È una scelta interessante in un tempo in cui la circolazione dei libri è in mano a pochi “grandi” editori che dettano le leggi del mercato.
Voi che ne pensate dei premi e dei concorsi letterari? Servono? Non servono?