[Mi trovo un posto e mi accomodo negli spazi degli altri, sua madre cucina da dio, suo padre è un eru]dito per vocazione e sua figlia oscilla tra la gelosia per me e l’imitazione dell’ultima attrice svaporata che pare bella e santa come la Madonna.
Il primo pranzo, rompo le mie diete salutistiche e mangio qualunque cosa, persino la carne che in genere rifuggo perché mi ricorda la vita che se n’è andata. «Prendi ancora». Sua madre mi prende sotto la sua ala protettiva e mi mette all’ingrasso.
Creare l’intimità. Laura mi scivola ogni tanto uno sguardo, mi tocca una spalla, un attimo la mano su un fianco, così, mentre si alza, quando mi passa vicino, quei gesti quotidiani che si poggiano sui corpi come un rito socialmente accettato, ma che il tremito e la pressione di un secondo di più lasciano sulla mia pelle i marchi liberi del desiderio.
«Caffè?» Le chiacchiere del dopo pranzo che a un certo punto neanche seguo più perché voglio solo toccarla e riempirmi la bocca e il rumore del sangue è più forte. L’amore rende strateghi e creativi fino all’ossessione. «Papà vorremmo andare a visitare il convento di S. Rosalia». «Ma tu non eri una sovversiva?» «Figurati, faccio pure la collezione di santini». Il padre ci spiega la strada migliore per arrivare al convento e lei lo chiede pure a sua figlia: «Vuoi venire con noi?» sapendo che la sua adolescente arrabbiata e vanitosa disdegna ogni forma di religiosità. Ma io comunque un attimo tremo per la risposta, gli azzardi non hanno mai certezze.
Finalmente in macchina da sole, non siamo neanche uscite dal cancello che già le mani si accarezzano e io apro le gambe, lei guida, ne approfitto, ne approfitta e la sua mano comincia a cercarmi nel centro. Dietro la curva il primo bacio sulla strada statale e la fretta di prenderci di più. «Possiamo prendere una stanza in albergo». Lo dice con un filo di voce, perché certe cose la rendono timida. Non fa in tempo a dirlo, abbasso il finestrino e fermo il primo buon uomo che vedo: «Scusi sa indicarci un albergo?»
Le batte il cuore più forte, lo sento, la mia immediatezza la prende alla sprovvista. «Non è quello che vuoi?» «Sì».
Passiamo davanti a S. Rosalia dicendole che torniamo a trovarla più tardi, tra donne ci si capisce e soprattutto si capisce l’amore.
Primo albergo. «Mi dispiace non ci sono camere». Ho chiesto io, lei mi è rimasta timida dietro.
Secondo albergo con giardino pieno di vecchietti e la reception con le immagini del Papa, la Madonna e Padre Pio. «Una stanza». Lei dice: «Solo per una notte». Io dico: «Solo per qualche ora». Niente bagagli, nemmeno lo spazzolino. La donna alla reception, magra, occhiali, camicetta e l’impreparazione a gestire un albergo a ore per amanti spudorati, aspetta qualche secondo, non ci guarda negli occhi poi ci dà la [chiave, noi i documenti.]
Ginevra Brandi
Donne
prefazione di Monica Maggi
Graphe.it edizioni, 2008
ISBN 978-88-89840-32-0
pp. 78, euro 10 – disponibile anche in eBook