Strano paese l’Italia: pochi leggono, molti scrivono e moltissimi pensano di sapere scrivere. Per scrivere bisogna allenarsi, come per correre. Lo spiega bene Tito Faraci in un post dal titolo Correre è un po’ come scrivere:
Correre è un po’ come scrivere. Una cosa che tutti fanno. E che tutti, quindi, pensano di sapere fare. E guai a dire che non è così. Che non è così semplice. Che c’è una bella differenza tra farlo a un livello minimo necessario e farlo sul serio. Perfino un imbranato come me – che corre giusto dietro al tram con l’agilità di una cassa di mattoni – mal sopporta osservazioni al riguardo.
E continua:
Le cose che sembrano facili sono, talvolta, le più ardue da ottenere. La semplicità è un traguardo difficile, soprattutto quando è sinonimo di purezza, di grazia. La semplicità, nella scrittura, diventa velocità. Il lettore segue la tua storia senza mai tornare indietro, tutta d’un fiato. E alla fine, magari, proprio per questo pensa che… “be’, cosa ci vuole?”
Quindi constata:
Invece no. Come con la scrittura, semplicità e agilità sono frutto di una fatica prima. Una fatica non ostentata, ma tale. È una cosa su cui fare una sana riflessione.
Noi siamo pienamente d’accordo con Tito Faraci: crediamo che per scrivere ci si debba allenare molto. E una parte dell’allenamento consiste nella lettura.
Scrivere è un po’ come correre: c’è bisogno di allenamento!
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