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Elsa Morante nasceva cento anni fa. Una sua poesia per ricordarla

Elsa Morante nasceva a Roma cent’anni fa, il 18 agosto 1912. Ritenuta da alcuni tra le più grandi romanziere del dopoguerra, iniziò a pubblicare fin da giovanissima: scriveva di cronache di costume su giornali e riviste varie (tra cui Corriere dei Piccoli e Oggi). Il suo esordio nel mondo dei libri è del 1941 con la raccolta di racconti Il gioco segreto. Il 1941 è anche l’anno in cui sposò Alberto Moravia.

La critica la notò qualche anno dopo, nel 1948, per via del suo romanzo Menzogna e sortilegio, che vinse il Premio Viareggio. Il successo accompagnò anche altri suoi romanzi: L’isola di Arturo (1957), La Storia (1974), Aracoeli (1982).

Alibi è l’unica raccolta di versi di Elsa Morante ed è stata pubblicata nel 1958 (a dire il vero nel 1968 pubblicò anche la raccolta di poesie e canzoni Il mondo salvato dai ragazzini). Da Alibi riportiamo la poesia Lettera, che risale al 1946.

Tutto quel che t’appartiene, o che da te proviene,
è ricco di una grazia favolosa:
perfino i tuoi amanti, perfino le mie lagrime.
L’invidia mia riveste d’incanti straordinari
i miei rivali: essi vanno per vie negate ai mortali,
hanno cuore sapiente, cortesia d’angeli.
E le lagrime che mi fai piangere sono il mio bel diadema,
se l’ama mia stagione s’adorna del tuo sorriso.

Stupisco se ripenso che avevo tanti desideri
e tanti voti da non sapere quale scegliere.
Ormai, se cade una stella a mezzo agosto,
se nel tramonto marino balena il raggio verde,
se a cena ho una primizia nella stagione nuova,
o m’inchino alla santa campagna dell’Elevazione,
non ho che un voto solo: il tuo nome, il tuo nome,
o parola che m’apri la porta del paradiso.

Nel mio cuore vanesio, da che vi regni tu,
le antiche leggi del mondo son tutte rovesciate:
l’orgoglio si compiace d’umiliarsi a te,
la vanità si nasconde davanti alla tua gloria,
la voglia si tramuta in timido pudore,
la mia sconfitta esulta della tua vittoria,
la ricchezza è beata di farsi, per te, povera,
e peccato e perdono, ansia e riposo,
sbocciano in un fiore unico, una grande rosa doppia.

Ma la frase celeste, che la mia mente ascolta,
io ridirti non so, non c’è nota o parola.
Ti dirò: tu sei tutto il mio bene, ad ogni ora
questa grazia di amarti m’è dolce compagnia.
Potesse il mio affetto consolarti come mi consola,
o tu che sei la sola confidenza mia.

Permettetemi un ricordo personale. Sul finire della Seconda Guerra Mondiale, per sfuggire dalle rappresaglie naziste, Elsa Morante (che era figlia di una maestra ebrea) e Alberto Moravia (il cui padre, Carlo, era ebreo) si rifugiarono a Fondi, in provincia di Latina. Trascorsero i nove mesi successivi alla stipulazione dell’Armistizio (8 settembre 1943) in una capanna a Sant’Agata, località tra monte Arcano e valle Vigna, ospiti di un contadino del luogo. Di queste zone troviamo segni nelle opere dei due autori, come, per esempio, ne La Storia di Morante e ne La Ciociara di Moravia. Il monte Arcano, oltre a essere sede di un santuario mariano – cosiddetto della Madonna della Rocca – è il panorama che per tutta la mia infanzia ho visto dalle finestre della mia casa. Non ero a conoscenza che lì, in quelle valli, avessero trovato rifugio Elsa Morante e Alberto Moravia. E non me ne resi conto nemmeno quando, adolescente, servii una pizza ad Alberto Moravia (ma questa è un’altra storia). Sapere, comunque, di essere cresciuto quasi alla loro ombra, mi riempie, oggi, di orgoglio.

Categoria: Un autore
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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