X

Libri e scrittori: quando scrivere è insano

Paradossalmente potremo dire che scrivere è sempre insano. Ci sono alcune volte comunque che lo è ancora di più. Come nel caso di Daniele Ughetto Piampaschet, trentaquattrenne di Giaveno, in provincia di Torino, che prima ha ucciso una donna, Anthonia Egbuna, e poi ha scritto un libro ispirato alla vicenda. L’aspirante scrittore (perché, da quel che sappiamo, il libro era rimasto nel cassetto) si era innamorato della donna che, nella vita quotidiana, si prostituiva tra Carignano e Torino.

Nella realtà dei fatti, Anthonia, di origine nigeriana, è stata uccisa a coltellate e gettata nel Po. Daniele Ughetto Piampaschet nel suo romanzo La rosa e il leone parla di uccisione a colpi di fucile, a mo’ di depistaggio secondo gli inquirenti:

Salì in macchina e raggiunse rapidamente la vecchia casa di campagna. Rovistò nel fienile in mezzo alla paglia. Afferrò un fucile da caccia insieme alla cartucciera e tornò da Anthonia.

Purtroppo Piampaschet ha preso un po’ troppo alla lettera i consigli di Mario Vargas Llosa agli aspiranti romanzieri. Nel suo breve saggio dal titolo Lettere a un aspirante romanziere, il Premio Nobel per la letteratura 2010, scrive:

La radice di tutte le storie è l’esperienza di chi le inventa, il vissuto è la fonte che le bagna. Ciò non significa, certo, che un romanzo debba sempre essere una biografia dissimulata dell’autore; piuttosto che in ogni opera di finzione, anche in quella in cui la fantasia si esprime con maggiore libertà, è possibile cogliere un punto di partenza, un seme interiore, intimamente legato a una somma di esperienze di chi l’ha forgiato.

Purtroppo nel caso specifico non ci troviamo dinanzi a un caso in cui la fantasia si esprime con maggiore libertà.

Il nostro pensiero va ad Anthonia, la rosa, la cui vita è stata barbaramente fermata da un aspirante scrittore che, chissà, si sentiva un leone. E di rose come Anthonia la storia continua a essere piena.

Foto | Maurizio Albissola.com

Categoria: Punti di vista
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

GraphoMania utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando a navigare accetti l'utilizzo dei cookie.