Ultimamente si parla molto di self-publishing e lo si propone come esempio di quello che un domani non troppo lontano potrebbe essere l’editoria. Ma self-publishing e pubblicazione a pagamento sono così differenti?
Nel primo caso un autore, decide di investire su se stesso e pubblica, in eBook principalmente, un suo testo tramite una delle tante piattaforme esistenti che fornisce gli strumenti per farlo; nel secondo caso – quello dell’editoria a pagamento – un autore decide di investire su stesso e pubblica, in cartaceo principalmente, un proprio testo tramite uno degli “editori a pagamento” che forniscono gli strumenti per farlo.
Perché il primo caso è visto come il futuro dell’editoria e il secondo come la sua morte? Abbiamo chiesto a un esperto del settore, il saggista Giuseppe Granieri, un suo punto di vista in merito.
Ecco la sua risposta.
Ci sono delle differenze sostanziali, a mio parere. L’editoria a pagamento è legata al senescente mondo della carta, in cui le barriere di accesso alla pubblicazione erano elevate. Ed era un mondo in cui una volta “stampato” il libro esisteva solo se poteva essere distribuito fisicamente e quindi raggiunto dai lettori. L’editoria digitale abbassa completamente le barriere di accesso. Con un minimo di alfabetizzazione chiunque può pubblicare il suo libro e distribuirlo, perché tutti i libri sono allo stesso click di distanza.
Il self-publishing è un fenomeno già maturo: molti autori “acquistano” in outsourcing quelle che una volta erano le competenze dell’editore (dall’editing al disegno della copertina) e raggiungono i propri lettori senza la mediazione di una organizzazione.
Il futuro – prossimo o remoto che sia – è sempre più affascinante!
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