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La mappa del cielo, di Félix J. Palma

Dal ponte dell’Annawan, cullando la sua mano bendata, Reynolds guardava il crepuscolo tingere di un porpora rossiccio le distese di ghiaccio, e trasmettergli l’impressione di essere sulla superficie del pianeta Marte. Ovunque si affacciasse, gli era impossibile distingue il confine tra il mare gelato e la terra, poiché la neve aveva cancellato qualsiasi traccia della loro avida unione, come il perfetto rammendo di un sarto di talento. Reynolds sapeva solo che il capitano Mac Ready aveva proibito di camminare intorno alla nave verso babordo. Anche se non sembrava, il giaccio lì era molto più sottile, appena venti centimetri di spessore, e camminarci sopra comportava il rischio di romperlo, dal momento che in realtà avrebbero dovuto attraversare il canale, ora suturato dalla neve, che li aveva condotti fin lì. Di conseguenza, il capitano aveva ordinato ai marinai, avvezzi a evacuare fuoribordo, di farlo sempre dalla balaustra di babordo, sicché godere del grandioso paesaggio gelato su quel fianco non risultava un’esperienza molto raccomandabile.

Disinteressandosi delle pianure gelate, Reynolds alzò la testa verso le poche stelle che si vedevano e le contemplò con lo sguardo riverente che era solito riservare alla maestosa opera del Creatore. Se il meticcio aveva ragione, la macchina che era caduta nel ghiaccio proveniva da una di quelle. In realtà, non era poi assurdo pensarlo, si disse; almeno, non più assurdo di credere che il centro della Terra fosse abitato, e Reynolds lo credeva. Anche se magari era più esatto dire che voleva crederlo, perché l’unica strada che aveva trovato per guadagnarsi l’immortalità era diventare l’ultimo grande conquistatore dell’ultimo grande regno sconosciuto. Eppure, contro ogni aspettativa, davanti ai suoi occhi si presentava adesso un altro orizzonte, infinitamente più ambizioso nella sua promessa di gloria eterna. Quanti dei pianeti che popolavano il firmamento erano abitati? Chi fosse riuscito a conquistarli si sarebbe coperto di gloria.

***

Il libro: È l’estate del 1835, un’estate caldissima. Un uomo annuncia al mondo di avere scoperto che la Luna è abitata da unicorni, uomini pipistrello e altre fantastiche creature. In breve, quest’affermazione si rivela essere semplicemente una colossale presa in giro, ma nonostante tutto in molti continuano a credere che possa esistere realmente vita extraterrestre sulle stelle. Settanta anni più tardi, Emma Harlow, bisnipote dell’autore della clamorosa beffa, vive nell’alta società newyorkese convinta di essere immune all’amore. E, di fronte alle avances sempre più insistenti del milionario Montgomery Gilmore, arriverà a dichiarare di poter amare soltanto colui che al pari del suo bisnonno riuscirà a convincere il mondo intero che non siamo soli nell’universo. Per questo, se il suo ricco pretendente vuole davvero il suo amore, dovrà riuscire a riprodurre l’invasione marziana descritta ne La guerra dei mondi di H.G. Wells. Emma però non può immaginare che per Gilmore nulla è davvero impossibile, e così i marziani invaderanno la Terra, anche se questa volta sarà per amore…

Félix J. Palma
La mappa del cielo
traduzione di Pierpaolo Marchetti
Castelvecchi, 2012
ISBN 978-88-7615-664-9
pp. 652, euro 19,50

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