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Alfred Kinsey nell’anniversario della morte

Il 25 agosto 1956 moriva a Bloomington, nell’Indiana (USA), Alfred Kinsey, celebre – e allo stesso tempo controverso – sessuologo e realizzatore del cosiddetto Rapporto Kinsey, vale a dire di due studi intitolati l’uno Il comportamento sessuale dell’uomo (1948) e l’altro Il comportamento sessuale della donna (1953). Aveva sessantadue anni.

Kinsey si è sforzato di allargare la visione del tempo in merito al concetto di normale/anormale, rendendo molti individui che si ritenevano dei mostri o dei pervertiti meno soli.

Così scrive la dottoressa Lidia Fogarolo nel capitolo dedicato a Kinsey all’interno del suo libro Tratti di personalità nella scrittura (Edizioni Messaggero Padova, 2011, pagine 464, euro 60). Sul concetto normale/anormale è illuminante un passaggio de Il comportamento sessuale dell’uomo dello stesso Kinsey:

Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo a una profonda comprensione delle realtà del sesso.

Ma quale era la personalità di Alfred Charles Kinsey? Dall’analisi della sua scrittura, Lidia Fogarolo ricava alcuni elementi interessanti:

La personalità di Kinsey presenta una vistosa contraddizione tra la tendenza alla tecnica, quindi all’analisi di ciò che è impersonale per definizione, e l’invadenza di elementi molto personali che creano un’azione di disturbo così forte da scompaginare fortemente la lucidità delle sue costruzioni mentali.

Se da un lato l’analisi “impersonale” del comportamento sessuale delle donne e degli uomini del suo tempo operata da Kinsey aveva l’intenzione di catalogare in maniera definitiva l’argomento, la sua scrittura mette in evidenza esattamente l’opposto:

una pericolosa, ossessiva presenza dentro di lui che non solo non si lasciava ridurre, controllare o incasellare, ma anzi aveva già iniziato a invadere tutto il resto.

Situazione del tutto logica, come afferma la grafologa:

D’altra parte è anche molto comprensibile tutto questo, in quanto se non fosse stato lui stesso prigioniero dei suoi fantasmi sessuali, non avrebbe trovato la forza di resistere in questa strada di pioniere in un campo così osteggiato nell’America del suo tempo.

Resta il fatto, fondamentale secondo me, che Alfred Kinsey ha contribuito in maniera decisiva a togliere il velo su di un argomento spesso considerato un tabù e che, purtroppo, molte volte porta con sé una buona dose di ipocrisia.

Categoria: Un autore
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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