[Le sue delucidazioni erano appropriate e argute; ed io ebbi il piacere di riferirne la sostanza al Sig. Bowles: ma suppongo che sia]no arrivate troppo tardi per essere inserite tra le ingegnose note di quel critico su quell’autore.
Il gioco dei quadrigliati, mi ha detto sovente, fu il suo primo amore; ma il whist s’era accaparrato la stima dei suoi anni più maturi. Il primo, diceva, era vistoso e specioso, e fatto apposta per attirar la gioventù. L’incertezza e il rapido mutarsi dei giocatori – cosa che la sostanza del whist aborre; – l’abbagliante supremazia e la regal investitura di Spadiglio – assurde, com’essa giustamente osservava, nella pura aristocrazia del whist, dove la corona e la giarrettiera non gli davano nessun potere vero e proprio sulla nobiltà dei confratelli Assi; – la vertiginosa vanità di giocar da soli, che tanto affascina gl’inesperti: – soprattutto le irresistibili attrazioni di un Sans Prendre Vole, – trionfo a cui non v’è certamente nulla di parallelo o di vicino nelle contingenze del whist: tutte codeste cose, soleva dire, fanno dei quadrigliati un gioco atto a conquidere i giovani e gli entusiasti. Ma il whist era il gioco più solido: così lo definiva lei. Era come un lungo pasto; non, come i quadrigliati, un festino di bocconcini. Una o due partite potevano prendere tutta una sera. Le scaramucce dei quadrigliati, soleva dire, la facevan pensare agli effimere meschini imbrogli degli statarelli italiani, quali ce li descrive il Machiavelli: sempre a cambiar posizioni e relazioni; nemici acerrimi oggi, pane e cacio domani; a baciarsi e a graffiarsi in un batter d’occhio; – ma le guerra del whist eran paragonabili alle lunghe, stabili, profonde, razionali antipatie delle due grandi nazioni francese e inglese.
La grave semplicità era quando essa soprattutto ammirava nel suo gioco favorito. Non c’era niente di sciocco in [esso, come il nob sul cribbage.]
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Il libro (da Wikipedia): Dal 1820 apparvero sul London Magazine con la firma “Elia” (anagramma di “a lie” – una bugia) una serie di articoli poi raccolti nel 1823 in Elia: Essays (Saggi di Elia) e nel 1833 in The Last Essays of Elia (Gli ultimi saggi di Elia) che diedero forma ad un genere – il saggio autobiografico – di notevole successo nel periodo vittoriano della letteratura inglese: la particolare mescolanza di argomenti ordinari, significati profondi e senso dell’umorismo resero celebre l’autore, Charles Lamb (1775-1834).
Charles Lamb
Saggi di Elia
traduzione, introduzione e note di Mario Praz
Biblioteca Universale Rizzoli, 1981
ISBN 9788817170925
pp. 182