Questo è un post sfacciatamente di parte: nella Giornata internazionale della bibliodiversità abbiamo chiesto ad alcuni autori e autrici che hanno pubblicato con case editrici piccole e indipendenti di dirci un pensiero in merito al tema: piccolo e indipendente è bello.
Post di parte, dicevamo, perché noi siamo una casa editrice piccola e indipendente: portiamo acqua al nostro mulino, dunque. E del resto è innegabile che qui su GraphoMania noi diamo voce a tutti e, quindi, anche a noi!
Riportiamo di seguito le risposte che sono giunte in redazione, in ordine alfabetico per cognome.
Ritengo che l’esistenza della piccola editoria sia una splendida risorsa, sia per chi aspira a pubblicare senza troppe difficoltà le proprie opere, sia per chi nutre ampie curiosità intellettuali e desiderio di entrare in contatto con i tanti interessantissimi fermenti culturali presenti nella nostra società. È bellissimo, a mio avviso, che ci siano persone che, senza aspirazioni di grandi guadagni, si prodighino, con rigore e competenza, nel rendere possibile la produzione di lavori al di fuori dei grossi e collaudati circuiti commerciali. Si tratta di una risorsa preziosa, non solo per le nostre aspirazioni di scrittori ignorati dalle grandi ribalte, ma per l’intera società civile, in quanto canale di informazione, strumento di circolazione di pensiero libero e, quindi, ingrediente salutare per la democrazia del nostro Paese.
Pubblicare con una piccola casa editrice indipendente significa essere seguiti passo passo. Il che vuol dire che viene privilegiata la qualità sulla quantità e sul nome. Generalmente una piccola casa editrice, soprattutto per quanto concerne pubblicazioni di ambito scientifico, ha un comitato capace di selezionare le proposte e dunque, una volta accettato il manoscritto, l’autore sa che il prodotto è ben indirizzato. Insomma, rispetto a grandi case editrici, forse distratte dalla quantità di autori che trattano, i piccoli editori sono ben più attenti e propositivi.
Dopo aver scritto ho inviato copia ad alcune case editrici. La risposta è stata il silenzio assoluto di alcune, una lettera standard di rifiuto, comunque molto gradita, perché così uno smette di attendere; solo una piccola casa editrice, pur non interessata, mi ha restituito addirittura la copia inviatole… così almeno potevo regalarla ad un amico. Poi le Edizioni Mediterranee mi hanno telefonato e sono stata condotta con professionalità alla pubblicazione.
Piccolo è bello, è quasi ovvio. Provate a immaginare che forza deve tenere in sé una formica per fare quello che fa quotidianamente. Straordinario! Nel mondo dell’editoria funziona un po’ così: inutile e dannosa l’ipocrisia di chi fa l’indifferente circa il problema dei soldini; le editrici indipendenti sono testimonianza di una resistenza che costituisce un bene di tutti e per tutti, non dimentichiamocelo mai.
Io credo che pubblicare con i “piccoli” e gli “indipendenti” sia un po’ come vivere in provincia: ci si conosce meglio, si condividono le piccole o grandi cose di tutti i giorni, i dubbi, le perplessità, le speranze e i successi; c’è un vero contatto umano insomma. Editore e scrittore collaborano e si confrontano uniti dallo stesso spirito e nel rispetto di entrambi i ruoli, ma in un clima familiare che molto giova al rapporto lavorativo.
Se anche voi volete raccontarci le vostre esperienze sul tema Piccolo e indipendente è bello, scriveteceli nei commenti.
Foto | Artotem