Leggere è quell’attività che abbiamo imparato a fare fin da piccoli e poi, chi più chi meno, ha coltivato. C’è anche chi, terminate le scuole, non ha più preso in mano un libro (durante una recente presentazione di un libro, un signore ha detto che in vita sua non ha mai letto un libro per intero, nemmeno il sussidiario delle elementari): ma questo è un altro discorso.
Quello che qui ci preme sottolineare è che a leggere si impara di nuovo ogni giorno. Non ci riferiamo alla mera interpretazione di segni scritti su un foglio o su uno schermo, ma a quella disposizione d’animo che spesso riteniamo essere carente. Lo vediamo spesso sui social network, nei siti dei giornali o dei blog: molti, moltissimi, troppi leggono a malapena il titolo di una notizia e da lì traggono le conclusioni.
Se scrivere è un po’ come correre, leggere è, forse, un po’ come camminare lentamente, come un fermarsi tranquillo ad ammirare il panorama. Scrive Emanuele Trevi nelle sue Istruzioni per l’uso del lupo. Lettere sulla critica:
Si può recensire un tramonto? Questa sera di dicembre, affilata dalla tramontana, ha appena finito di eseguire una sua geniale serie di variazioni sui temi del rosso-porpora e del lilla. Apparentemente, nessuno qui intorno sembrerebbe essersi meritato un tale principesco dispendio di bellezza. Perlomeno, di fronte a questi virtuosismi dell’apparenza, io mi sento un poco abusivo. Il mio sentimento della Natura è quello di una persona che viaggi in autobus senza biglietto: piacere di un trasporto rapido e indolore, ineffabile attesa del castigo.
E, in un certo senso, gli fa eco Rogelio Guedea, di cui la Graphe.it ha pubblicato in questi giorni il libro Il mestiere di leggere:
Da tempo, durante una lunga lettura dei classici, proprio mentre scrivevo Il mestiere di leggere, ho cambiato radicalmente il mio modo di concepire la lettura. Nello specifico, è stato mentre leggevo l’Etica nicomachea di Aristotele che mi sono reso conto che la lettura era qualcosa che non si limitava allo spazio circoscritto da un libro, o a uno spartito, o a un quadro di qualche artista famoso, o anche a una scultura, ma che la vera e unica lettura era quella che facciamo del mondo. Il mondo, la vita, come un grande libro che include tutto: libri, quadri, sculture, partiture musicali, ma anche biciclette, piante, alberi, un mercato, un fioraio, le unghie delle mie mani. Io stesso. Da allora questo significa leggere per me: una finestra e uno specchio, per vedere e per vedermi.
Ai giorni nostri, in cui tutto corre con informazioni che ci giungono da ogni parte, prendere un libro in mano – sia esso cartaceo o digitale – e fermarsi a leggere è, probabilmente, un atto rivoluzionario. E che rivoluzione sia, allora!
Foto | MMcQuade