[È] stato Charly che ha arredato quello studio. Vassilis mi ha fatto conoscere Charly. Architetto dotato, che sogna di case aperte davanti al cielo e al mare, Charly insegue di corsa la luce che un giorno inondava la sua infanzia. Nato in Tunisia, si batte contro tutte le conseguenze del violento distacco dal suo paese. È nell’amicizia che ha trovato un focolare, una ragione di speranza, e la forza di affrontare la vita. È una persona delicata e fraterna. Mi capita di punzecchiarlo un po’. Ne ridiamo, si cerca di dimenticare antiche ferite.
Philippe L. è fotografo. Gli succedere di partire per restare dei mesi all’altro capo del mondo. Ritorna, non cambia mai, pieno di immagini, di sensazioni, e di progetti. È l’amico intermittente, uguale a se stesso, e sa programmare il tempo per vivere secondo la sua logica personale.
L’altro Philippe è un personaggio da romanzo. Dal momento in cui l’ho visto, ho saputo che un giorno l’avrei messo in uno dei miei libri. È nel romanzo A occhi bassi. È un uomo di grande fedeltà. Ha un’intelligenza molto umana, che gli permette di leggere sulle linee della mano, sulle facce, e nei pensieri segreti. Ha la dote di penetrare attraverso le apparenze. Lo fa con tatto e gentilezza. Mi capita di consultarlo come un medico dell’anima, o come un chirurgo del destino. La nostra amicizia si è sviluppata lentamente. È però senza dubbio [promessa a un bell’avvenire perché condividiamo un’idea un po’ disillusa sul genere umano.]
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Il libro (dal sito della casa editrice): Il sentimento dell’amicizia attraverso un viaggio nella memoria, dall’infanzia all’oggi: dalla scuola coranica al premio Goncourt, da Tangeri a Parigi. Un viaggio che porta Ben Jelloun a parlare di sé, delle sue amicizie, delle sue meraviglie, ma anche della inconsolabile sofferenza d’essere stati traditi da chi aveva la nostra illimitata fiducia.
Tahar Ben Jelloun
L’amicizia
traduzione di Egi Volterrani
Einaudi, 1995
ISBN 978-88-06-13596-6
pp. 82, euro 7,20