Si parla sempre più spesso del potere empatico della letteratura, vale a dire di quel tratto squisitamente umano che rende la lettera scritta come veicolo di sperimentazione nella propria carne di emozioni, situazioni e pensieri apparentemente fittizi ma che il nostro cervello è capace di rendere reali. Da Aristotele a Roland Barthes fino a teorici a noi più vicini nel tempo per arrivare alla neuroscienza e alle sue connessioni con l’estetica, tale possibilità trasformatrice della letteratura è profondamente documentata.
Depressione e ansia si curano anche con i libri
Seguendo queste tendenze, diversi medici nel Regno Unito stanno prescrivendo la lettura di poesia e di narrativa ai malati mentali come parte integrante del loro trattamento terapeutico. Sostenuti dal Governo del loro paese (ecco quel che significa promuovere la cultura e il bene delle persone e non le vaghe promesse dei nostri politici…) e in collaborazione con associazioni locali di bibliotecari, i medici inviano i pazienti che soffrono di ansia e depressione alla biblioteca più vicina con una lista di titoli specifici da leggere. Come dicevo, c’è un particolare riferimento alla poesia e ai romanzi, ma anche ai libri di auto aiuto.
La lista dei libri è stata elaborata dall’associazione Reading Agency e comprende titoli come The Feeling Good Handbook
Precedenti illustri
Un progetto molto interessante che mi ha fatto venire in mente un passaggio della lettera che Franz Kafka scrisse a Oskar Pollak il 27 gennaio 1904:
Bisognerebbe leggere, credo, soltanto i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti dai boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro deve essere la scure per il mare gelato dentro di noi. Questo credo.
E a proposito della lettura, scrive Rogelio Guedea ne Il mestiere di leggere:
Il fine ultimo della lettura è prendere coscienza del mondo. Vale a dire: è adottare una posizione critica dinanzi a noi stessi, vedere il nostro intimo senza finestre in mezzo. Che in nessuno restino dubbi, dunque: il fine ultimo della lettura è risvegliare.
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