X

Pico della Mirandola nasceva 550 anni fa

Mirandola, in quel di Modena, il 24 febbraio di cinquecentocinquanta anni fa, dava i natali a Pico della Mirandola, il cui nome completo è Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia (e lui preferiva farsi chiamare Conte della Concordia). Di lui scrive il Dizionario della letteratura italiana:

Dotato di ingegno precoce e di memoria prodigiosa, poi rimasta proverbiale, si formò rapidamente una cultura molto vasta e varia, comprendente anche la conoscenza diretta delle lingue ebraica, araba e caldea.

Non si può certo scrivere esaurientemente di Pico della Mirandola in un post ed è per questo che accenno a due aspetti: il Discorso sulla dignità dell’uomo e le poesie.

Il Discorso sulla dignità dell’uomo (Oratio de hominis dignitate) è un’opera letteraria scritta nel 1486 in cui Pico della Mirandola loda la capacità intellettiva e deduttiva dell’essere umano. Il Discorso è uno dei testi fondamentali per comprendere il Rinascimento. In esso scrive il Conte della Concordia:

Non ti ho dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante propri, né una prerogativa peculiare… Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.

Un uomo nuovo, quasi camaleontico, con il quale Pico della Mirandola vuole dimostrare la validità universale di un nuovo modello di vita, che è allo stesso tempo filosofico e ascetico. Modello di vita che egli stesso, dopo una profonda crisi, ha abbracciato. Di questo uomo nuovo, ma anche di Dio, del mondo e della verità in genere, si può scrivere tenendo presente la Bibbia, ma anche Zoroastro e la Cabbala ed Ermete Trismegisto. Testo scandaloso, come si comprende, perché il cristianesimo non viene visto come l’unica via, ma è uno dei tanti possibili percorsi verso una vita mistica. L’accusa di eresia non mancò a giungere che lo spinse a fuggire in Francia: la fuga dei cervelli italiani non è una novità dei nostri giorni!

Tra le sue opere – Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae (1486), Heptaplus (1489), De ente et uno (1492), Disputationes adversus astrologiam divinatricem (1494) – figurano anche dei Sonetti italiani che vennero pubblicati per la prima volta solo nel 1896. Intenso quello in cui l’amore torna a inizio di ogni verso:

Amor, focoso giacio e fredda face;
Amor, mal dilectoso e dolce affanno;
Amor, pena suave et util danno;
Amor, eterna guerra senza pace.

Amor, tetro timor, speme fallace;
Amor, bugïa, fraude, sdegno e inganno;
Amor, false promesse, che l’uom fanno
gioir del mal come d’un ben verace.

Amore, amaro felle, amaro asenzio;
Amor, vane speranze e van destri;
Amor, roco parlar, longo silenzio.

Amor, faville, lacrime e sospiri;
Amor, segnor crudel più che Mezenzio,
che gode sempre de gli altrui martiri.

Interessante, poi, un altro, in cui si accenna al sudore che si butta sui libri:

Chi va del mondo lustrando ogni parte
dove si colca e dove el sol più luce,
ritrovarà che a le terrestre luce
el ben col mal varia fortuna parte;

ma, lasso, che me offende in ogni parte,
né mai sopra di me vien chiara luce.
Verson lacrime sempre le mie luce,
e più quando altri possa o ‘l sol si parte;

né men quando al ritorno scuote l’umbra,
mentre el sudor distilla in qualche libro
del caldo a cui non trovo aure né umbra.

E quando ben mio stato penso e libro,
vorrei nel viaggio a Stigge esser in umbra,
essendo in fiamma uno exsicato libro.

Foto | Cristofano dell’Altissimo (Palazzo-Medici.it, Uffizi, Collezione Gioviana) [Pubblico dominio] – Anonimo (WestminsterCollege.edu) [Pubblico dominio], attraverso Wikimedia Commons

Categoria: Un autore
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

GraphoMania utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando a navigare accetti l'utilizzo dei cookie.