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Autrici e autori famosi: conoscerli di persona o solo attraverso i loro libri?

Può capitare che immaginiamo i grandi autori e le grandi autrici come degli individui inarrivabili. A volte li amiamo così tanto che vorremmo conoscere i dettagli della loro vita, anche i più insignificanti, quasi a voler scoprire qualcosa che ha contribuito a renderli grandi, nella segreta speranza di diventare come loro nel caso riuscissimo a carpirne il segreto. Lo nota anche Rogelio Guedea ne Il mestiere di leggere:

Molti di noi lettori darebbero di tutto per conoscere la vita privata dello scrittore ammirato. Abbiamo letto i suoi libri, le sue interviste, abbiamo visto la sua foto stampata su un enorme cartello in una frequentatissima fiera del libro, e abbiamo anche seguito i suoi passi a partire da alcuni aneddoti che un altro scrittore amico dello scrittore che ammiriamo ha raccontato in questo o quell’articolo, saggio, rassegna o passaggio della sua stessa opera.

E prosegue:

A me, per esempio, sarebbe piaciuto sedermi a conversare con don Alfonso Reyes, trascorrere un giorno con Alfredo Bryce Echenique, viaggiare con Guillermo Cabrera Infante, correggere i quaderni di José Saramago, fumare con Jaime Sabines, assistere a una lezione del maestro Antonio Machado, e via dicendo, ma al massimo cui sono giunto è stato quello di fermarmi dinanzi alle loro fotografie per un paio di minuti cercando di ricostruirne la vita con l’immaginazione. Ho sempre pensato che la vita dello scrittore che si ammira sia interessantissima, piena di letteratura, di libri, di conversazioni intelligenti, di interviste, di riflessioni acute, di spirito bohème, e che tutto quello che succede lontano o nei suoi pressi è quanto di più noioso e inutile ci sia al mondo.

Personalmente sarei curioso di conoscere di persona Rogelio Guedea, lo ammetto, e spiare un po’ la sua attività di lettore e di scrittore. Ma egli stesso mi mette in guardia:

Io stesso, lettore dei miei scritti, non riesco a rendermi conto forse che qualcuno, dall’altro lato della finestra del libro, possa pensare di me quello che io penso degli scrittori che uno ammira, ma se, per caso, fosse così, se per caso il lettore a cui piace quello che scrivo si fosse domandato in qualche momento come sia la mia vita di scrittore dinanzi alla macchina da scrivere, vorrei approfittare di questo libro, e di questo momento, per dirgli che è esattamente uguale alla sua, e che proprio adesso sto aspettando che delle patate si cuociano nella pentola, mentre ascolto il rumore scandaloso della falciatrice della vicina, con la quale la settimana scorsa ho parlato del tipo di legna che devo comprare per quest’inverno. Sono sì circondato di libri, e se non lo dicessi mentirei, ma forse è l’unica cosa che mi diversifica dal resto degli abitanti di questo gran quartiere che chiamiamo mondo, nel quale, certamente, inizio a sentirmi sempre più a disagio.

Devo ammettere che a volte conoscere autrici e autori famosi è una bella delusione. Ho avuto l’occasione di intervistare diverse scrittrici e scrittori celebri e di alcuni conservo ricordi splendidi (come, per esempio, una simpaticissima intervista che feci a Colm Tóibín, uno dei maggiori scrittori irlandesi), di altri, invece, mi rimane una sensazione molto sgradevole (ma qui non faccio i nomi!).

A volte, però, ci sono alcune foto che ritraggono i nostri beniamini in atteggiamenti che non ci saremmo mai aspettati e che ce li fanno sembrare più umani: Marcel Proust che suona una racchetta da tennis a mo’ di chitarra, Ernest Hemingway che legge il giornale a letto, così come mamma l’ha fatto, Vladimir Nabokov a caccia di farfalle, Edward Gorey con un grande orso di peluche, Mark Twain che gioca seriamente a biliardo, Susan Sontag vestita da orso… Modi simpatici che magari potrebbero invogliarci a leggere (o rileggere) i loro libri. Che alla fine è quello che conta.

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Foto | FlaworvireThe Atlantic

Categoria: Un autore
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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