Il bagaglio del lettore non è mai troppo pieno, rischia di diventar pesante, ma ha sempre un angolino per aggiungere qualche frase in più, un aneddoto colorato, e un pezzetto di vita descritta per esser nuovamente vissuta da chi, magari nella tranquillità della sua camera, ne ripercorrerà le gesta.
Avventurosa rotta di terra, che sposa la solidità intrinseca della poesia, e la sua ineguagliabile grazia. Un sentimento che pensavamo fosse relegato alla delicata bellezza delle fanciulle di altri tempi, incantate da un complimento così piacevolmente suscitato, e che invece ritroviamo in veste nuova nei versi che risuonano per ritornare alla radice, versi che dicono orgogliosamente la differenza, pur essendo scevri da ogni pretesa di superiorità.
Sono quelli che legge commosso Roberto Saviano, citando l’autrice Wisława Szymborska, ripetendo un rituale antico, quello che da forma alle cose indicibili, semplicemente nominandole.
«Ascolta come mi batte forte il tuo cuore»
Parole che apportano soccorso e fungono da ancora di sopravvivenza, fiori, aliti di vento nella calura, sorsi di salvifica acqua alla Hikmet, antidoti alla banalità di chi vorrebbe ridurre ogni discorso alla delegittimazione, arma che fa comodo ad ogni potere e teme proprio quella narrazione che rischia continuamente di minarne le basi.
Perché non sono i giusti, i curiosi, gli insaziabili, a dover temere la potenza della parola, al contrario…