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Fotografare gli scrittori nel loro habitat rende magici. Intervista a Leonardo Cendamo

Il vero Leonardo Cendamo è una scoperta, perché in realtà si può solo immaginare dai suoi scatti il mix di simpatia, professionalità e acutezza che contraddistingue quello che si è affermato negli ultimi decenni, come uno dei fotografi di scrittori più noti del panorama internazionale, un artista capace di bucare anche lo scetticismo di Umberto Eco, che ritorna a più riprese nel discorso e firma anche la presentazione sul suo sito.

Tra i suoi ritratti Saviano, Baricco, Camilleri, Moravia, ma anche Sepúlveda, Isabel Allende, John Grisham e tanti altri. Elogi ed elenchi a parte, il nostro è un ritratto curioso, elaborato a suon di botta e risposta a partire dal cuore di un’attività indubbiamente indirizzata e, proprio per questo incredibilmente aperta, data la vastità emozionale della materia presa in considerazione, i libri e i loro interessanti autori.

Fotografare gli scrittori.
Ci sono alcune case editrici che mi chiamano direttamente per avvertirmi dell’arrivo dalla Francia, o dall’America, o dall’Inghilterra o ancora dall’Africa, di uno scrittore proveniente da qualsiasi angolo del mondo. Non sono molti a dire il vero a procedere in questo modo. Si tratta per lo più di grandi gruppi editoriali di qualità, e in certi casi – più rari – anche piccole editrici. I miei rapporti si tessono con gli uffici stampa in attesa delle uscite, e spesso sono io stesso a contattarli anche in base a determinate ricerche online che realizzo a partire dai calendari delle presentazioni di libri. Questo naturalmente è il lavoro maggiore, accanto al quale ce n’è un’altro, minore, che m’invento. Se mi piace un autore italiano, ovunque viva sul territorio nazionale, che sia Bologna, Roma o Napoli, lo contatto, direttamente o indirettamente, e prendo accordi, direttamente con lui o con i suoi rappresentanti, per andarlo a fotografare in casa. Perché ha più valore…

Approfondiamo la questione dei luoghi…
I luoghi personali degli autori sono molto più interessanti perché permettono di vederli nel loro habitat, dove sono circondati dalle proprie cose e anche da situazioni strane. Ce ne sono che hanno abitazioni sui generis. Ad esempio Umberto Eco. Ogni tanto, a intervalli di circa tre/quattro anni, vado a fotografare Eco a casa sua oppure alla casa al mare d’estate. Sono abitazioni grandissime, credo almeno sui quattro/cinquecento metri quadrati, piene di scaffali ricoperti di libri. Non ho mai visto tanti tomi quanti quelli che possiede. Sembra una biblioteca universale. E poi ci sono invece scrittori che hanno piccole librerie e altri ancora, ad esempio alcuni filosofi, che hanno scrivanie coperte e poi ancora montagne di libri intorno, per terra. A volte li faccio sedere in mezzo. Queste sono le cose che un bravo fotografo dovrebbe fare e per farle bisogna venire da una buona scuola, sia di fotografia che di studio personale. Io sono autodidatta. Non sono laureato, ma credo che le cose richiedano un’approfondita preparazione.

Quanto bisogna amare la lettura per riuscire a trovare l’anima degli scrittori?
Forse stupirà, ma io non amo molto la lettura. Spesso prendo in mano un libro del quale ho sentito parlare che desideravo leggere, e dopo la terza/quarta pagina lo abbandono perché penso di aver capito il tema e non mi entusiasma più. Ma mi appassionano le storie nascoste nei profili.

Si possono leggere le persone attraverso le fotografie?
Certo! Una fotografia, se ha un’espressione che indica un problema, che sia esso filosofico, umano, poetico, etc… ha in sé il gesto e anche l’anima. E l’anima del ritratto è importantissima. Mi piacciono gli autori che gesticolano, mentre lo fanno li blocco improvvisamente e scatto la mia foto. Un bravo fotografo deve essere capace di portare l’autore a mostrarsi nella maniera in cui lo vede. Affinché a rendersi evidente sia qualcosa che non appartiene solo al soggetto, ma che parli anche di chi lo sta immortalando.

Come avviene quest’alchimia?
Succede perché «diventi magico», come accade nell’arte quando il pittore realizza un quadro talmente perfetto dinanzi al quale non si può che restar muti. Magari ha anche qualche piccolo elemento che stona, ma anch’esso fa parte del gioco.

Ho come l’impressione che siano foto da pochi ritocchi, molto vicine all’aspetto che hanno quando nascono…
L’unico livello al quale intervengo è quello della resa del colore e dell’immagine finale. Dopo di che si tratta di scatti già pronti per la pubblicazione. Ho notato l’esistenza di molti fotografi – che poi tra l’altro per me non sono neanche veri fotografi – che appena fatta la foto, la scaricano sul computer per modificarla, e inviarla ad agenzie & Co. Io lavoro in raw, un formato che dà la possibilità di mettere a posto il colore, di eliminare eventualmente delle dominanze. Consegno la foto come se fosse una diapositiva, già pronta per esser pubblicata. Si tratta di una caratteristica che contraddistingue il mio lavoro nell’ambiente.

Simpatie o preferenze per determinati autori?
Divento amico degli autori perché quando li fotografo si rendono conto che sono diverso dagli altri fotografi. Non saprei indicarne uno al quale sono più affezionato. Chiaramente ce ne sono che mi piacciono di più come Claudio Magris, oppure Umberto Eco. Ogni volta che vado a trovarlo m’incanta per la sua capacità di divertire. Tira fuori degli argomenti lontani sovrapponendoli a situazioni ridicole che rendono il tutto simpatico. A me gli scrittori piacciono tutti. Tutti quelli che scrivono bene intendo, come lo spagnolo Javier Mariàs. Ci incontriamo spesso e a volte chiedo «Professore, avrei bisogno di una foto…» e la si fa.

E in trasferta all’estero?
Stesso sistema. Sono stato a fotografare scrittori a Gerusalemme, in Inghilterra, in America, con accordi preventivi. Mi viene in mente ancora Umberto Eco che ho seguito per un premio negli USA nel 2008, insieme a un’altra decina di scrittori come Yehoshua e Saviano, che ho ritratto.

La scelta di fotografare proprio gli scrittori nasce da…
Sono stato uno dei primi in Italia, insieme a Giovannetti, prima ancora c’era Elisabetta Catalano, che aveva sposato Fabio Mauri, artista e libraio. Si è trattato di una scelta progressiva. Inizialmente fotografavo più in generale anche registi, artisti e poi riflettendo ho scelto di occuparmi degli uomini della letteratura a partire da una considerazione semplice. Anche i film sono quasi sempre tratti da libri ed è allo scrittore che si deve risalire, è lui che sta a monte insomma, quello che inventa davvero la storia. Una volta maturata questa conclusione ho abbandonato gli altri ambiti della cultura e dello spettacolo per dedicarmi solo agli scrittori.

Foto | Sara Rania

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Sara Rania: @Sarandipity_85Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.

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