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Péter Nádas, il candidato al Nobel che ha scritto la Bibbia

La prima raccolta di racconti di Péter Nádas, uno dei candidati al Premio Nobel per la letteratura secondo gli scommettitori inglesi, ha per titolo La Bibbia. E già solo per questo meriterebbe il Nobel!

Péter Nádas è nato a Budapest il 14 ottobre 1942 ed è ritenuto uno dei maggiori scrittori ungheresi. Fin dall’adolescenza Péter ha una passione per la lettura dei classici: va dai russi a Thomas Mann, Marcel Proust, Robert Musil, Molière, Shakespeare e infine proprio la Bibbia che darà il titolo alla sua prima raccolta di racconti che vede la luce nel 1967. Per il suo primo romanzo, però, si dovranno attendere altri dieci anni e non perché nel frattempo Péter Nádas avesse il blocco dello scrittore, ma perché lo scrittore deve fare i conti con la censura. È per questo motivo, dunque, che il romanzo Fine di un romanzo familiare può essere pubblicato nel 1977. Pochi anni dopo, nel 1981, viene “scoperto” e tradotto in Germania e da lì viene consacrato scrittore di fama internazionale: oggi i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.

Secondo alcuni critici il suo Libro di memorie – recentemente pubblicato in Italia da Baldini Castoldi Dalai (traduzione di Laura Sgarioto, Alexandra Foresto, Vera Gheno e Krisztina Sándor) – è da considerarsi uno “psicogramma di un’epoca” tanto da ritenerlo una delle grandi opere letterarie di tutto il Novecento. Anche per questo motivo Péters Nádas è accostato a Musil e Mann, autori sui quali, come detto, si è formato. Da questo testo riportiamo un lungo unico periodo in cui viene descritta la sera dopo il tramonto. La traduzione è di Laura Sgarioto.

Il sole era tramontato, ma passò un bel po’ prima che si facesse completamente buio, il riflesso rossastro durò a lungo nel cielo crepuscolare, il mare però all’improvviso divenne nero e le bianche creste spumeggianti delle onde lampeggiavano nell’oscurità, ma sopra la superficie dell’acqua aleggiava ormai la foschia serale che poi avrebbe lentamente avvolto il parco, i gabbiani volavano sempre più in alto, e mentre stavamo là, ascoltato ascoltando il respiro l’uno degli altri e anche lo scricchiolio dei passi tranquilli di coloro che passeggiavano alle nostre spalle, per me tutto questo – gli strilli dei gabbiani e il ritmo tripartito dell’acqua che ruggiva, sbatteva e scrosciava, un ritmo al quale sentivo che anche il mio respiro voleva adattarsi – era il più dolce dei silenzi, il silenzio in cui ogni sentimento può riposarsi, restare immobile, e i pensieri che affiorano ricadono prima ancora di essere formulati compiutamente increspandone appena la superficie, e poi lo scricchiolio dei passi della gente a passeggio, un sussurro scherzoso, le strida e l’improvviso zittirsi dei gabbiani, o qualche sensazione fisica, la carezza di un fresco alito di vento, il sentirsi mancare le ginocchia, un prurito, oppure una sensazione psichica, come una fugace e immotivata angoscia, una gaiezza travolgente, una spasmodica bramosia, fa riemergere qualcosa che vorrebbe affiorare alle nostre labbra, che potrebbe essere oggetto di riflessione, o forse un proposito da realizzare, ci fa di nuovo riemergere, ma il potere sei dei sentimenti impedisce comunque tutto questo, tiene tutto insieme, e trae godimento dal proprio essere, perché non conosce piacere più grande della realizzazione della non-realizzazione, della riposante tregua del non essere né l’uno, né l’altro.

Péter Nádas ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali, tra cui ricordiamo l’Österreichischer Staatspreis für europäische Literatur (1991), il Leipziger Buchpreis zur europäischen Verständigung (1995), il Premio Kafka (2003) come anche l’Ordine al Merito della Repubblica di Ungheria (2007).

In Italia le sue opere sono pubblicate da Rizzoli (La Bibbia e altri racconti, 2009 – trad. Andrea Rényi), Baldini Castoldi Dalai (Fine di un romanzo familiare, 2010 – trad. Laura Sgarioto) e Zandonai (Minotauro, 2010; Amore, 2012, entrambi tradotti da Andrea Rényi).

 

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Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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