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Jean Cocteau nei giardini del Palais-Royal di Parigi, tra foto di vita ed echi di morte

L’11 ottobre del 1963 moriva Jean Cocteau, stroncato da un attacco cardiaco poco dopo aver appreso del decesso dell’amica Edith Piaf. Il suo corpo riposa nella sua casa, a Milly-la-Forêt, scrigno finale per accogliere le ultime ore di una personalità enfatica, dalle innumerevoli sfaccettature: ma l’anima c’è da giurarci, dimora altrove.

Perché Cocteau, celebrato nella sua patria e altrove, l’aura di poeta, disegnatore e cineasta se l’è portata dietro fin nella tomba, raggiunta solo otto anni dopo aver avuto uno dei massimi segni della consacrazione che un autore possa ricevere in terra di Francia: l’onore di vedersi attribuire una poltrona all’Académie française.

A cinquant’anni da quella scomparsa, quando si agitano ancora le acque intorno ai suoi piedi fatti di parole solide, il parco che fu testimone di tanti suoi passi si è prestato a ospitare una mostra di scatti dedicati a un luogo fuori dal tempo. Nei Jardins du Palais-Royal, dove l’amata Colette passeggiava affascinando con la sua andatura sbilenca e il fior fior della cultura parigina si lasciava andare a disquisizioni attualissime, a pochi passi dalle colonne presso le quali Cocteau si divertiva a posare in attesa di raggiungere il suo appartamento ammobiliato sotto le arcate, quegli scatti sono oggi fonte d’ammirazione in un percorso libero, visitabile fino a gennaio 2014.

«Jean Cocteau, un poète au Palais-Royal» è il titolo che accompagna questa promenade, come un omaggio itinerante che ha il peso e la grazia di un sospiro poetico, emesso tra un verso e l’altro da un dandy indimenticabile che portò perfettamente lo pseudonimo di prince frivole per assumere progressivamente ben altre maschere, tutte impersonate con la medesima serietà.

Volti e smorfie di un’esistenza sciolta lungo un gran secolo, e concentrata per anni tra le «navate» di un solo geometrico giardino, teatro della storia delle storie, quella quotidiana discesa negli inferi della vita dell’Orfeo novecentesco, in panciotto di broccato e papillon di seta, che si addolciva solo al ritorno, tra le foglie poeticamente adagiate sulle panchine, i pesanti cappotti dei passanti infagottati e i cappelli portati via da un vento dispettoso intento a giocare sotto le volte.

J’entre dans le Palais-Royal et de cours en cours, de colonnade en colonnade, je rentre chez moi.

E pensare che la capitale francese ha dedicato a un’artista reso quasi indefinibile dai suoi molteplici talenti e interessi anche una piazza, la verde Square Jean Cocteau, situata nel XV arrondissement, quasi ai limite della città di Parigi e accanto a Rue Modigliani, lungo rotte molto meno prestigiose da quelle battute da Cocteau.

Foto | Sara Rania

Categoria: Arte Mondolibri
Sara Rania: @Sarandipity_85Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.

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