Dovrò decidermi a schedare tutti i libri della biblioteca. Per quanto io stia incrementando gli eBook e riducendo il cartaceo, sono ancora alle prese con decine e decine di volumi e sono sicura che tra quelli (e se non tra quelli, sicuramente nella biblioteca della mia famiglia di origine) si nascondono una o più opere di Ottiero Ottieri (1924-2002), considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura industriale.
Uno di quegli scrittori di cui sono sempre stata sul punto di leggere qualcosa, ma poi ne sono stata fatalmente distratta. Così, in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita, ho cominciato a scorrere i titoli delle sue opere e mi è balzato sotto gli occhi La linea gotica – Taccuino 1948-1958.
Ha richiamato alla mia memoria alcuni ricordi, ma in ogni caso è il volume dal quale partirei, perché Ottieri, spinto dalla curiosità per il cambiamento imposto dalle rivoluzioni industriali, nuotò in ambienti disparati per poterli raccontare.
Fu selezionatore del personale presso la Olivetti (esperienza che raccontò poi in maniera estesa in Donnarumma all’assalto) e si recò da Roma a Milano per studiare l’impatto delle fabbriche sugli uomini, sulla campagna, sulla società.
[…] Ho lasciato la letteratura, la casa agiata dei miei, la nevrosi di figlio unico […] Solo, appoggiato con la testa sul tavolino dello scompartimento, dalla stazione scendo su una Milano nera dentro una malinconia nera […] Sono un intellettuale di sinistra, sono venuto per esserlo, come uno va a frequentare una scuola in un’altra città… Roma è il mio essere, Milano il mio dover essere. (Wikipedia)
Prima di essere pubblicato, il taccuino venne letto da Calvino, da Vittorini e dalla Ginzburg e rivisto numerose volte. I quaderni di Ottieri erano pieni di appunti, citazioni, notizie riprese dai giornali. Storia personale (comprendente una improvvisa meningite che fece da spartiacque), osservazioni sulla fabbrica, incontri: tutto veniva minuziosamente registrato, ma naturalmente senza una forma o un ordine preciso.
Leggere la genesi de La linea gotica mi ha portata a considerare l’importanza del journal, del diario personale che, se aperto al mondo in cui si vive, diventa anche un documento storico. Chissà se lavorando oggi Ottieri avrebbe aperto un blog, rendendo immediatamente visibili e soggette ai commenti altrui le proprie osservazioni.
Sto riscoprendo il valore di quel quaderno da portare in borsa, lontano dai riscontri altrui. Ne vedo i pro, ne vedo i contro. Sicuramente il mio non sarà un pezzo di storia come quello di Ottieri, ma chissà, magari uno che state redigendo voi lettori sì.
Foto | La Repubblica delle Lettere