Poeta, saggista, diplomatico, traduttore, viaggiatore, sperimentatore, surrealista. Ricordiamo oggi il centenario della nascita di uno dei maggiori poeti e saggisti del Novecento, il messicano Octavio Paz, premiato con il Nobel per la letteratura nel 1990.
Paz era la sua stessa biblioteca. Il suo nome, come quello di molti scrittori e filosofi, era fatto di molti nomi, di molti libri. Il suo nome era una rotta di letture interminabili. Citava e lo citavano. Per questo l’incendio della sua biblioteca il 21 dicembre 1996 è stato il detonatore del deterioramento e della sua morte due anni dopo. La combustione dei suoi libri, provocata da un infame corto circuito, avvenne nel suo appartamento della Colonia di Cuauhtémoc, e a causa sua Octavio Paz perse gran parte dei libri, opere d’arte e alcuni dei suoi gatti. Lo stesso fuoco che consumava i libri del poeta consumava, paradossalmente, anche il poeta. (R. Guedea, Il mestiere di leggere)
Se da un lato, per cominciare a conoscerlo, la strada più facile mi sembra essere quella del componimento poetico, dall’altro mi chiedo quanto sono davvero in grado di assaporare una poesia.
Ridotti a meme per le pagine Facebook e per i blog, i versi dei poeti, nati per essere ruminati lentamente, vengono sbalzati nella fruizione mordi e fuggi della rete. Quel poco di poesia che ho studiato a scuola è stata sventrata dalle analisi logico grammaticali e dalle perifrasi per spiegarli.
Non si parla più dei poeti come di visionari, di persone impegnate, di ispiratori. Nel chiacchierare comune la poesia è solo poesia romantica, di pochi contenuti. Nella poesia di Paz invece l’amore, il tempo, la libertà, il sentimento religioso si fondono. Paz rompe con la poesia tradizionale, ma affronta la ricerca di senso e di possibilità comune a noi tutti.
Sarà questo il giorno migliore per riprendere in mano una poesia, per comporla, per condividerla?
Nella sua isola Robinson non è realmente libero; benché egli non subisca una volontà estranea e nessuno lo costringa, la sua libertà si dispiega nel vuoto. La libertà del solitario è simile alla solitudine del despota, colma di spettri. Per realizzarsi, la libertà deve incarnare e mettersi di fronte ad un’altra coscienza e ad un’altra volontà: l’altro è, contemporaneamente, il limite e la fonte della mia libertà. (discorso pronunciato ricevendo il Premio Cervantes nel 1982 – fonte Andrea Galgano)