Dal 4 al 6 aprile prossimi si tiene a Perugia Encuentro, prima festa delle letterature in lingua spagnola in Italia: un’occasione per conoscere e approfondire le letterature di una cultura molto vicina alla nostra ma anche molto diversa. In questi tre giorni sono previsti diversi incontri con scrittrici e scrittori di lingua spagnola che abbracciano tre generazioni: Luis Sepúlveda, Daniel Mordzinski, Paco Ignacio Taibo II, Leonardo Padura Fuentes, Bruno Arpaia, Santiago Gamboa e ancora Fernando Iwasaki, Marcos Giralt Torrente, Guadalupe Nettel, Antonio Soler. La manifestazione è curata dal Circolo dei lettori di Perugia.
Direttore artistico della manifestazione è Santiago Gamboa, scrittore colombiano apprezzato in Italia
L’Umbria, il cuore verde dell’Italia, ospita la Festa delle letterature spagnole: secondo lei quale filo rosso può legare Perugia, la Spagna e l’America Latina?
L’amore per un mondo immateriale e artistico: la letteratura. La curiosità per quel che accade in mondi lontani dal nostro, il desiderio di vivere esperienze fuori da noi stessi, l’interesse intellettuale per una cultura vicina.
Può illustrarci i punti salienti del programma di Encuentro?
Presenteremo un panorama della letteratura scritta in lingua spagnola dei nostri giorni e attraverso tre generazioni. In primo luogo autori ormai noti a livello internazionale, come il messicano Paco Ignacio Taibo II, padre del romanzo poliziesco latinoamericano e gran biografo del Che e di Pancho Villa, o come il cileno Luis Sepúlveda, vendutissimo in Italia. Una generazione seguente, il cubano Leonardo Padura Fuentes, romanziere che combina il genere nero con quello storico, e lo spagnolo Antonio Soler, con romanzi di appassionati perdenti che ci fanno comprende il meglio della vita. Più giovani, la messicana Guadalupe Nettel e lo spagnolo Marcos Giralt Torrente si avvicinano nei loro libri alla cronaca personale o familiare, eliminando per un attimo il confine tra fiction e realtà all’interno del romanzo. E poi il peruviano Fernando Iwasaki, con i suoi libri pieni di humor che sono letture sulla storia, sul presente e sulla letteratura stessa. E, con loro, Bruno Arpaia, romanziere italiano molto vicino alla letteratura di lingua spagnola, autore di libri di successo come L’energia del vuoto, e traduttore di autori quali Arturo Pérez Reverte o Jorge Volpi; e ancora il fotografo argentino Daniel Mordzinski, grande autore di ritratti di scrittori contemporanei, che scriverà la memoria visiva di Encuentro e parlerà dei viaggi e della letteratura. Con tutti loro affronteremo i temi basilari della vita e della letteratura: viaggi, giornalismo e narrativa, amore e umorismo, mezzi di comunicazione e relazione con la storia, cronaca della vita e immaginazione, e parleremo di America Latina e di Spagna e, naturalmente, di Italia.
Nel corso della storia, la lettura è stata sempre un’attività di minoranza, in tutto il mondo, e per questo non vedo grandi differenze culturali tra lettori colombiani, spagnoli, messicani o italiani. Credo che i lettori di letteratura formino in sé una grande unica nazionalità e una cultura speciale che va ben al di là delle frontiere, dei passaporti e delle dogane. Tutti leggono, tanto in Colombia quanto in Italia, per moltiplicare la propria vita e renderla più ricca, per vivere altre esperienze e crescere. Sono pochi, è vero, però ci sono. Detto questo, devo sottolineare che c’è anche un’enorme comunità di lettori che legge moltissimo, ma cerca solo intrattenimento. A loro non interessa la letteratura che rivela gli angoli nascosti della condizione umana, ma quella che stimola il piacere della curiosità e fa trascorrere piacevolmente un po’ di tempo o ciò che dà consigli sul modo migliore di vivere. Entrambi i tipi di lettori sono benvenuti alla nostra festa letteraria.
Conosciamo – e apprezziamo molto – Santiago Gamboa scrittore; ma quali sono i gusti di Santiago Gamboa lettore?
Mi piace leggere romanzi contemporanei, ma anche classici. Sto rileggendo Proust, l’opera completa e in francese, ma anche l’ultimo romanzo di Ian McEwan, quello di Bruno Arpaia o del mio amico cileno Alejandro Zambra. Mi piacciono i saggi filosofici. Cerco motivi per credere in qualcosa, ma continuo a credere, soprattutto, nei classici.
Personalmente sono dell’idea che l’importante sia leggere e il mezzo sia un po’ secondario: libro cartaceo o eBook non conta, secondo il mio punto di vista. Lei che ne pensa? Vede l’eBook come un rivale o come un alleato del libro cartaceo? E come un rivale o una nuova opportunità per chi scrive?
Credo che l’eBook mostri chiaramente che la letteratura è un’opera immateriale, che esiste nell’immaginazione dell’autore e dei suoi lettori. Dove sia letta e su quale superficie, alla fine è irrilevante. Cent’anni di solitudine è sempre lo stesso, anche se scritto nell’aria. Ma detto questo, il mio amore è verso i libri di carta. Adoro le librerie. Sono i templi della mia particolare religione. Ne ho diecimila divisi in tre case. Se potessi, me ne andrei domani mattina a vivere per sempre nella libreria Umberto Saba di Trieste.
“Dei molteplici modi per ricordare, valutare, comprendere e comunicare una vita” è il titolo della tavola rotonda a cui è invitato a partecipare il protagonista del suo romanzo Morte di un biografo. Se lei dovesse stilare una classifica di questi “molteplici modi”, dove collocherebbe la letteratura, che è il fulcro della Festa perugina?
La letteratura, come dice Vargas Llosa, non mostra quanto accaduto nella realtà, ma quello che gli autori hanno voluto che succedesse nella realtà. La letteratura è un altro mondo: quello del desiderio, del sogno, di tutto quello che è fuggito dalla realtà.