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Diversi da chi: critica di un eufemismo

Diversi da chi. Da sempre questo modo di dire viene da me percepito con un certo fastidio. La moda dei nostri linguisti di inventare neologismi ed espressioni neologiche tendenti a far scomparire o a modificare situazioni poco felici con la sola forza delle parole non l’ho mai condivisa. Così l’espressione “Diversi da chi”, che vorrebbe far scomparire la presenza della disabilità da molti nostri sfortunati fratelli, indicandoli con quella espressione quasi avesse la forza di un mantra, mi appare come un tentativo di occultare la dura realtà.

Il vezzo di voler fare apparire con la semplice mutatio nominis più importante un’attività di per sé stessa umile viene attuato in più ambiti della nostra società. Mi fanno sorridere per esempio espressioni come “Operatore ecologico” per indicare il tradizionale netturbino; “paramedico” per indicare un ausiliario nel settore della sanità. Qualche anno fa fui curiosamente sorpreso da un episodio che mi accadde in un piccolo centro della nostra provincia. Dovendo trascrivere la professione di un giovane per la redazione di un documento, alla mia richiesta, l’interpellato mi rispose prontamente: “Assistente di cattedra”. Memore del gergo in uso presso l’università nel tempo remoto in cui io la frequentavo, fui preso dalla curiosità di domandargli presso quale facoltà e con quale docente lavorasse. Il giovane, che era molto sveglio e senza complessi, comprese al volo l’equivoco e con un sorriso serafico mi spiegò che egli lavorava in un istituto tecnico commerciale di Roma e le sue mansioni erano quelle di un passalibri, attività che un tempo era espletata dal vecchio bidello.

Ora i nostri lettori si chiederanno il perché di questo lungo preambolo. Risponderò che se con la nostra l’espressione si vuol far credere ai nostri fratelli handicappati che sono identici in tutto e per tutto (e quindi anche fisicamente) agli altri perfettamente sani, ritengo l’espressione eufemistica carica di un certo cinismo. Sono sempre stato e sono dell’avviso che, con il dovuto tatto e con grande carità, i nostri fratelli portatori di handicap vanno sempre tenuti al corrente delle loro capacità fisicamente ridotte, e ciò in ossequio al messaggio giovanneo: “La verità vi rende liberi”. La vera uguaglianza del disabile a tutti gli altri esseri umani sta nella fratellanza che accomuna tutti gli uomini, figli dell’unico Dio. E proprio in virtù di tale fratellanza tutti dobbiamo adoperarci per alleviare le loro sofferenze, accompagnandoli nel cammino della vita. La nostra attività in tal senso deve essere espletata con grande impegno in tutti gli ambiti, politico, sociale, sanitario.

I politici dovrebbero compiere ogni sforzo perché nelle istituzioni legislative ed esecutive siano approvati e posti in atto provvedimenti che favoriscano l’assistenza agli invalidi, sia nelle strutture pubbliche che private nonché nell’ambito delle loro famiglie. I medici cristiani prestino generosamente la loro opera preziosa perché le sofferenze di questi fratelli siano alleviate. E noi cristiani qualunque offriamo il nostro contributo, con attività di gioioso volontariato e con l’aiuto finanziario che le nostre tasche ci permettono.

A certi Fazio-si conduttori televisivi, a certi sicofanti conduttori radiofonici, a taluni spocchiosi imbonitori giornalistici opponiamo la nostra unanime e vibrante razione.

E nell’apprestare il nostro soccorso ci conforti la raccomandazione di san Paolo ai Galati: “Fratelli, portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo (Galati 6-2).

Foto | Pixabay

Categoria: Punti di vista
Luciano Milani:

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