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Tre domande ad Anna Premoli sul suo romanzo “L’amore non è mai una cosa semplice”

Anna Premoli

L’amore non è mai una cosa semplice recita il titolo dell’ultimo romanzo di Anna Premoli, scrittrice di commedie rosa molto amata nel nostro Paese e anche all’estero, viste le traduzioni delle sue opere. Dopo aver letto il suo romanzo, abbiamo incontrato l’autrice Anna Premoli e le abbiamo posto tre domande su altrettanti aspetti del libro. Ecco quel che ci ha detto.

Iniziamo dalla fine. Nella sezione dei ringraziamenti, scrive: “Grazie a tutti i blog letterari che supportano gli autori/autrici italiane e che spendono tempo e passione dietro a qualcosa che amo alla follia: i libri!”. Non è frequente trovare ringraziamenti del genere, visto che diversi scrittori e scrittrici snobbano un po’ la rete: secondo lei quali sono le potenzialità dei litblog e quali i limiti?
Credo che i blog letterari abbiano creato un magico luogo d’incontro per i lettori, permettendo loro di discutere in libertà di tendenze letterarie e di scambiarsi opinioni. Sono oggi la naturale evoluzione dei gruppi di lettura: una volta gli incontri erano fisici, ora sono virtuali. Grazie ai blog la lettura si è trasformata da mero evento da svolgere in solitudine, in qualcosa a più voci. E come avviene anche in musica, certe volte la sinfonia di punti di vista funziona meglio. Trovo che in un paese come l’Italia, dove di base si legge pochissimo, sia fondamentale parlare di libri: le nuove generazioni devono essere stimolate con ogni mezzo, anche quello più al passo con i tempi. L’importante è che i blog non smettano mai di porre al centro il lettore nella sua interezza e complessità.

Lavinia studia economia e commercio; Sebastiano ingegneria informatica. E ogni capitolo del suo romanzo è introdotto da una frase de Il piccolo principe: come si concilia la “poesia” di Antoine de Saint-Exupéry con la “concretezza” dell’economica e la “complessità” dell’informatica?
In ognuno di noi convivono diverse anime: io stessa lavoro in campo finanziario eppure scrivo anche commedie rosa. A una prima vista potrebbe sembrare un controsenso. Ma non lo è. Ho imparato sulla mia pelle che ognuno di noi non è mai monodimensionale, che abbiamo bisogno di stimoli di tipo diverso per trovare un nostro equilibrio. Nella vita, insomma, c’è bisogno sia di concretezza che di poesia.
Inoltre, Il piccolo principe è una sorta di omaggio alla mia storia d’amore: è stato il primissimo regalo che ho fatto a quello che poi sarebbe diventato mio marito, quando ci siamo messi insieme ormai un secolo fa.

Il drammaturgo francese Pierre Corneille (1606-1684) scrisse: “L’amore è un gran maestro, insegna d’un sol colpo”. Leggendo il suo romanzo mi sembra che uno dei primi insegnamenti che possa dare l’amore, così come lei lo descrive, sia quello di abbattere i pregiudizi. È d’accordo?
Amo da sempre contrapporre protagonisti che differiscono in modo profondo per estrazione sociale, per carattere oppure semplicemente per professione. Trovo infatti che gli stimoli della diversità siano fondamentali per l’evoluzione degli esseri umani. Confrontarsi con persone profondamente diverse da noi ci costringe a interrogarci su noi stessi, a metterci in discussione. L’amore rimane in assoluto il sentimento più potente, quello che si trascina dietro la carica di cambiamento maggiore, che ci rende maggiormente empatici anche con chi, sulla carta, pare non avere nulla in comune con noi. Per cui sì, l’amore è un grandissimo maestro.

Categoria: Interviste
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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