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Il vangelo secondo Star Wars: intervista a Peter Ciaccio

Il pastore metodista Peter Ciaccio, co-autore del libro Il vangelo secondo Star Wars

Star Wars. Il risveglio della Forza è al cinema e i fan di tutto il mondo si sono scatenati. L’avete visto? Che ve ne sembra? Caso mai potete dare uno sguardo alla nostra recensione e dirci che ne pensate.

Come vi consigliavamo qualche giorno fa, ci sono alcuni libri che possono essere utili per comprendere meglio il fenomeno Star Wars. Uno di questi è molto particolare: ha per titolo Il vangelo secondo Star Wars ed è scritto da Peter Ciaccio e Andreas Köhn (Claudiana editrice). Per capire un po’ meglio il contenuto del libro e l’approccio al film abbiamo posto qualche domanda al pastore Peter Ciaccio.

Il vangelo secondo Star Wars si colloca nel filone della “teologia pop”, come è spiegato nell’introduzione: può spiegarci meglio in cosa consiste questa teologia pop?
Si tratta si mettere a confronto e in dialogo i fenomeni di cultura popolare contemporanea e la teologia cristiana. Se per secoli le chiese stesse sono state i principali committenti dell’arte, oggi la relazione tra cristianesimo e cultura è meno chiaramente individuabile. Ogni autore o fruitore di un’opera, infatti, porta con sé un bagaglio di valori e cultura. In questo bagaglio possono trovare posto, non in maniera esclusiva, delle tracce più o meno marcate di cristianesimo.
La tentazione cui non deve cedere il teologo pop è quella di mettere una bandierina e rivendicare un’opera, dicendo: “Questa è mia, questa è cristiana”. Più interessante è invece riuscire a individuare gli elementi di un libro o di un film che parlano a un pubblico cristiano.

Ma cosa c’entra il Vangelo con Star Wars?
C’entra abbastanza. Mi limito a citare un’elemento: in Star Wars c’è un vangelo della speranza. Aspetto spesso sottovalutato nel cristianesimo, la speranza pura è un motore nella vita della persona di fede ed è il volano delle vicende narrate in Guerre Stellari. Se il presente può paralizzare, deprimere, rattristare, la speranza permette di andare avanti. Nel caso di Star Wars, la speranza pura di Luke nei confronti del padre muove i fili della narrazione, ancor più dell’amore, che invece (come spesso nella vita reale) complica la situazione.

Trovo interessante il riferimento alla circolarità del tempo – “L’eterna clessidra dell’esistenza viene girata di continuo”, dice Nietzsche nella citazione che troviamo anche nel libro: come conciliare questa circolarità che rimanda molto a tradizioni orientali con una visione della storia della salvezza che si vuole lineare, con un Principio e una fine ben chiari?
Non si conciliano, tranne se non si considera la circolarità una spirale che avanza. A volte si dice che la storia si ripete: è un’affermazione che non corrisponde a verità. La storia è sempre diversa e presenta sempre nuove sfide. L’impressione della ripetizione sta nel fatto che sono sempre esseri umani a fare la storia. Le analogie tra Cesare e Napoleone sono date dal fatto che entrambi sono uomini e che entrambi hanno ricoperto ruoli simili. Paradossalmente, dunque, si può affermare che le teorie evoluzioniste sono il miglior tentativo di conciliare linearità e circolarità.

Non la preoccupa il fatto che qualcuno possa gridare allo “scandalo” per il sottotitolo Nel nome del padre, del figlio e della Forza?
Non più di tanto. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è: vangelo, padre e figlio sono scritti rigorosamente con l’iniziale minuscola. La triade proposta da Star Wars è una suggestione, un modo di raccontare una vicenda parlando la nostra lingua, usando i nostri archetipi.

Lei ha già pubblicato, sempre con la Claudiana, Il vangelo secondo Harry Potter. Come affrontare la vita con la Bibbia in una mano e la bacchetta magica nell’altra e Il vangelo secondo i Beatles. Da Mosè ai giorni nostri, passando per Liverpool: qual è la molla che la spinge a indagare questi aspetti della cultura popolare in un’ottica cristiana?
La ricerca del segreto dell’universalità. Da teologo cristiano non posso non pensare al messaggio di Cristo, il Vangelo con la V maiuscola, come a qualcosa di universale. Le chiese cristiane non sono riuscite a scoprire come applicare questo messaggio a tutti e tutte, fino ai confini della terra. Ci sono invece opere di finzione che suscitano le stesse emozioni alle persone più disparate. La capacità di Rowling, dei Beatles, di Lucas — nello specifico — di parlare a tutti mi affascina e ritengo richieda studi approfonditi e specifici da parte di chiunque.

Categoria: Interviste
Roberto Russo: @rrt71Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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