Rudyard Kipling (1865-1936)
“Ho appena appreso di essere morto dal vostro giornale: non dimenticate di cancellarmi dalla vostra lista di abbonati”.
Traboccante di humor nero – terribilmente inglese – Rudyard Kipling scrisse così, nel 1936 (peraltro poco prima di morire davvero, per emorragia cerebrale, ad appena settant’anni) a un giornale che aveva diffuso la falsa notizia della sua dipartita. Erano gli anni del boom dell’automobile e l’autore era tornato a fare il corrispondente itinerante per l’Europa, scrivendo alcuni dei suoi articoli giornalistici più apprezzati.
Oggi però siamo qui a parlare di Rudyard Kipling non per una ricorrenza legata alla sua morte, al contrario, alla sua nascita, avvenuta in India esattamente un secolo e mezzo fa, il 30 dicembre 1865. Dopo un’infanzia trascorsa per buona parte in Inghilterra, lontano dai suoi genitori con tutte le sofferenze che ne seguirono, Kipling ebbe una vita avventurosa, da vero esploratore, viaggiando tra Asia, Europa e America, dove si stabilì per qualche anno (la moglie, Carrie Balestier, era americana) dando alle stampe il suo massimo capolavoro: I libri della Giungla.
Le storie del cucciolo d’uomo Mowgli, abbandonato nella giungla indiana, allevato da una famiglia di lupi interna al branco di Seeonee guidato dal saggio Akela, e cresciuto in compagnia della pantera Bagheera e dall’orso Baloo che gli insegnano a evitare la terribile tigre Shere Khan e – in buona sostanza – a diventare un uomo, oltre ad aver appassionato generazioni di bambini (certo, grazie anche ai cartoni Disney) e a costituire la base pedagogica del movimento scout fondato dal connazionale Robert Baden-Powell nel 1907, in quello stesso anno valse a Kipling anche il premio Nobel per la letteratura. “In considerazione del potere dell’osservazione, dell’originalità dell’immaginazione, la forza delle idee e il notevole talento per la narrazione che caratterizzano le creazioni di questo autore famoso nel mondo”, si legge nella motivazione del riconoscimento, attribuito allo scrittore più giovane di sempre: Rudyard Kipling, infatti, allora aveva solo quarantuno anni.
Alle storie di Mowgli e di quanti rispettavano la legge della Giungla, nel 1901 seguì – e bissò il successo – Kim, soprannome del tredicenne orfano protagonista del romanzo, che vaga tra le città e le montagne in parte incontaminate tra India e Pakistan (non a caso i luoghi dell’infanzia negata di Kipling) sullo sfondo della guerra russo-afghana e dei giochi sporchi che ne conseguirono, nei quali, suo malgrado, resterà coinvolto. Il personaggio di Kim sembra fare da contraltare a quello di Harvey Cheyne, il protagonista di un’altra famosa fatica “kiplinghiana”, Capitani coraggiosi, uscito nel 1897. Il giovane quindicenne, ricchissimo, non ha altro da chiedere alla vita, della quale non conosce il vero valore finché non resta vittima di un incidente in mare e viene salvato da una barca di pescatori il cui capitano è il burbero lupo di mare Disko Troop. Sarà proprio grazie all’equipaggio della We’re here, che diventerà un uomo coraggioso e consapevole.
La maturazione di giovani adolescenti che attraverso le prove che mette sul loro cammino la vita e più o meno folkloristici riti di iniziazione diventano uomini, è un leitmotiv di tutta la produzione letteraria di Rudyard Kipling, che da parte del mondo letterario viene dunque considerato poco più che uno scrittore per ragazzi. In realtà le sue opere contengono più livelli di lettura e molti sono i messaggi positivi e i consigli morali validi anche per gli adulti, da “uccidere un cucciolo nudo è vergogna”, a “un cuore coraggioso e una lingua cortese ti porteranno lontano nella giungla”, che hanno significati ben più profondi del semplice linguaggio immaginifico dell’ambiente fantastico che Kipling, sapientemente, sa costruire.
Tacciato di essere il cantore del colonialismo inglese e perciò caduto in disgrazia dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, contesto in cui la politica espansionistica ottocentesca mostrò tutto il suo orrore, Rudyard Kipling è invece un autore da riscoprire, interpretare e tornare ad amare, anche da grandi, perché il tempo dell’avventura, nella vita, non finisce mai, anzi, è “un fiore rosso” che non smette mai di ardere nell’animo umano.
“Boschi e acque, venti ed alberi, saggezza, forza e cortesia: che il favore della Giungla ti accompagni!”
Foto | Di sconosciuto (Rudyard Kipling von John Palmer) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons