Lo scrittore Cees Noteboom
“Cees chi?…” staranno pensando alcuni dei lettori e in effetti queste furono le parole che pronunciai io stesso, qualche anno fa, quando una mia compagna di università mi mostrò la sua copia di Verso Santiago. Itinerari spagnoli.
Oggi, infatti, parliamo dello scrittore Cornelis Johannes Jacobus Maria Nooteboom, più volte candidato al Nobel e in lizza anche quest’anno, con ottime probabilità di vittoria, almeno secondo i bookmakers inglesi, che “piazzano” le scommesse su questo autore 12 a 1, a pari merito con il cinese Mo Yan ed entrambi sono preceduti solo da Murakami.
Cees Nooteboom è nato a L’Aia, nei Paesi Bassi, nel 1933 ed è rimasto orfano di padre nel 1945 a causa di uno dei tanti bombardamenti che hanno devastato i maggiori centri abitati olandesi nel corso del secondo conflitto mondiale. Dopo la guerra studia in vari istituti religiosi, ma completa la sua educazione secondaria alle scuole serali in un istituto di Utrecht, per poi mettersi a viaggiare in lungo e in largo per l’Europa prima di imbarcarsi come marinaio, nel 1957, in una nave diretta verso il Suriname, un paese sud americano che un tempo è stata una colonia olandese.
Il viaggio diventa subito una componente fondamentale della sua vita, sia personale che professionale, poiché si occupa anche, tra le altre cose, della rubrica dedicata al turismo del giornale olandese Avenue. Il viaggio, inteso sia in senso spaziale (come mero spostamento fisico) che mentale (ossia come cambiamento o progresso interiore) sarà una costante di tutte le sue opere, sia di quelle in prosa che di quelle in versi.
Ammetto che la prima volta che Cees Nooteboom mi fu “presentato” dalla mia compagna di corso nei tetri corridoi dell’Università pensai: “Ah! Uno scrittore di viaggi, come Chatwin!”. Ero ancora giovane e nessuno mi aveva spigato che paragonare tra loro gli scrittori è sempre rischioso e spesso inappropriato. Qualche tempo dopo, quando venni a sapere della sua esperienza come marinaio e che la sua opera prima era ispirata ai suoi viaggi in autostop pensai: “Ah! Proprio come Kerouak” (tendo spesso a ripetere i miei errori) e infine, dopo aver scoperto i suoi trascorsi come corrispondente dall’estero per diversi giornali esclamai: “Ma guarda un po’! Come Hemingway!”.
Se proprio vogliamo fare i precisini, il romanzo Philip e gli altri, in cui il protagonista gira l’Europa in autostop alla ricerca di una ragazza misteriosa, venne pubblicato nel 1955, quindi due anni prima di On the Road di Kerouak e gli fece vincere il premio letterario “Anne Frank” a soli ventidue anni.
“il cammino verso Santiago di Compostela è sempre stato uno dei soggetti preferiti degli scrittori di viaggio, ma pochi hanno saputo descriverlo in modo avvincente, personale e talvolta commovente come il saggista olandese Cees Nooteboom”.
Essendo da sempre un appassionato di letteratura di viaggio, dopo la mia serie di paragoni inappropriati mi sono chiesto come mai io e molti miei coetanei con gli stessi gusti letterari avessimo imparato ad amare Kerouak e Chatwin al liceo e solo alcuni di noi avessero scoperto Cees Noteboom molto tempo dopo.
Ho deciso, dunque, di fare una cosa che va molto di moda di questi tempi: un sondaggio. Ho chiesto a una ventina di accaniti lettori di mia conoscenza, di età compresa tra i venti e i quarant’anni, se avessero mai sentito parlare di Cees Noteboom. La risposta più frequente è stata una domanda: “Cees chi?”. Un piccolo numero di membri del mio campione statistico, tuttavia, conosceva alcune delle sue opere più famose Philip e gli altri, Il Buddha dietro lo steccato e Verso Santiago.
Dal micro-sondaggio è poi nato un colossale dibattito sul perché alcuni scrittori diventino “di culto” oppure “generazionali” e altri invece non vi riescano; su un presunto vantaggio di mercato degli scrittori in lingua inglese e su quali siano i fattori che rendano uno scrittore degno del Nobel oppure no. Come è nella natura stessa di questo tipo di dibattiti, non siamo giunti ad alcuna conclusione definitiva.
Alla fine, non credo spetti a me stabilire se il Nobel spetti a Cees Nooteboom più che ad altri, però mi sento di lanciare la seguente proposta: poiché, secondo me, è un ottimo scrittore, consiglierei di leggere (o rileggere) le sue opere, almeno quelle disponibili in traduzione e poi, qualunque sia il verdetto dell’Accademia di Svezia, potremmo aprire un accesissimo dibattito su quanto il nostro candidato olandese meritasse o meno la vittoria.
Foto | dal sito dello scrittore